“Io non ho nessun potere o autorità per chiudere o aprire strutture, né tanto meno mandare a casa nessuno, né anziani né dipendenti”.
A parlare è Suora Annamma Mathew, superiora del Boccone del Povero e presidente dell’Opera Pia di Favara.
Ci apre le porte Suor Annamma e ci spiega, dal suo punto di vista, come stanno le cose dopo il paventato rischio di un allontanamento forzato degli anziani ospiti e dopo la notizia del licenziamento degli attuali 10 operatori.
Precisiamo subito che, tutt’oggi, i 18 anziani si trovano ancora presso la struttura della collina San Francesco e questa, di per sé, è una bellissima notizia.
Come ricorderete, settimane addietro Sicilia Tv Notiziario aveva seguito la notizia dei familiari dei ricoverati che avevano ricevuto una lettera con la quale si chiedeva di spostare gli anziani in altre strutture viciniore in quanto in quella di Favara i vigili del fuoco avevano riscontrato dei danni strutturali che col passare del tempo avrebbero potuto ledere l’incolumità degli ospiti.
Per questo nella lettera inviata direttamente dalla Madre Generale e firmata da Suor Annamma si chiedeva di lasciare urgentemente la struttura entro fine luglio.
Problemi di manutenzione al manto di copertura della terrazza erano stati confermati anche dall’ing. Alberto Avenia del Comune che, giorni dopo, aveva eseguito un sopralluogo.
Insomma, prima di fermarci per la pausa estiva questa era la situazione. Gli anziani avrebbero dovuto lasciare la struttura entro fine luglio, posticipata poi a fine agosto dopo alcune mediazioni portate avanti da Calogero Cinquemani.
Adesso che abbiamo ripreso col notiziario, ecco che vi raccontiamo l’evolversi della situazione. Gli anziani a metà settembre sono ancora lì, così come il problema al tetto, che si spera a breve, grazie alla collaborazione di tutti, privati e volontari in primis, di poter risolvere. Anzi invitiamo chi può a farsi avanti e contribuire, anche e soprattutto economicamente, a risolvere il problema della copertura. Ne gioverà la permanenza degli anziani che, in caso contrario, a causa delle infiltrazioni d’acqua si vedranno, con le prima piogge, costretti a lasciare la casa. “Per loro –a detta di Suor Annamma– non è possibile occupare altre stanze della struttura del Barone Mendola”.
Mentre la futura permanenza degli anziani nella struttura è in bilico, decretata sembra essere ormai la sorte dei 10 lavoratori che a giorni dovrebbero ricevere la lettera di licenziamento. La situazione era già stata paventata nei nostri servizi giornalistici di luglio e agosto.
Lo scorso 4 agosto è stato infatti firmato un documento con il quale si dà avvio alla procedura di licenziamento collettivo. Trascorsi 45 giorni sarebbe divenuto definitivo.
Per la cronaca, le motivazioni del licenziamento sono legate ai problemi strutturali della casa di riposo, a problemi economici dell’Ente (le entrate economiche non soddisfano le uscite) e poi alla necessità di mettere le carte a posto tra la Congregazione, che ha sede a Palermo, (che attualmente risulta essere il datore di lavoro) e l’Opera Pia (che in realtà gestisce la casa di riposo).
I 45 giorni sono trascorsi. I dipendi intanto a fine mese dovrebbero vedersi recapitare a casa la lettera di licenziamento.
Una situazione che lascia un po’ tutti con l’amaro in bocca. Operatori che dopo anni e anni di servizio si vedono costretti ad abbandonare il posto di lavoro, lasciando anche gli affetti e le amicizie instaurati nel tempo.
Da lunedì scorso i 10 lavoratori hanno iniziato una protesta pacifica proprio dinanzi alla struttura con tanto di manifesti.
Sull’argomento Suor Annamma tiene a precisare che a licenziare è la Congregazione di Palermo e non l’Opera Pia di cui lei è presidente, tant’è che per l’attuale statuto l’Opera Pia non può nemmeno avere dipendenti. “Le entrate –ci dice– sono minori rispetto alle uscite e quindi la Congregazione ha preso questa decisione che tutti dobbiamo rispettare. Io sono ubbidiente alla Madre Generale” –ha concluso.
È chiaro: se entra 6 ed esce 10, il bilancio non pareggerà mai.
Dal canto loro i lavoratori dicono di aver più volte fatto dei sacrifici, anche riducendo le ore di lavoro, per venire incontro alle esigenze della Congregazione.
“Nonostante questo –dice la superiora– non si riesce ancora a coprire le spese. Nel passato sono stati fatti erroneamente dei contratti lavorativi che purtroppo, con le ristrettezze economiche di adesso, non si riesce più a rispettare. Avevamo chiesto altri sforzi ai dipendenti. Per alcuni la riduzione del salario orario del 20–25%, per altri di diminuire qualche ora di lavoro, ma i dipendenti non hanno accettato”. È per questo che si è arrivati al licenziamento.
“ È stata una decisione sicuramente dolorosa, presa dopo anni di difficoltà –continua suor Annamma–. È opportuno mettere le carte a posto e sanare anche i debiti accumulati. Noi abbiamo donato la vita a Dio e quindi alla Congregazione e alla povertà, e mi dispiace –dice– oltre che della protesta dei lavoratori, soprattutto della presa di posizione di alcuni politici che, anziché aiutare l’Istituto a superare le difficoltà, si presentano alla porta per chiedere l’annullamento del licenziamento senza dare soluzioni. Nessuno di loro si è invece adoperato per fornire un contributo reale per il sostentamento dei dipendenti.
Le vere vittime di tutto questo – ci dice Suor Annamma, rispondendo al manifesto affisso fuori dai lavoratori, sono gli anziani, poi le suore e poi i familiari degli ospiti. Pensate che nonostante nella struttura ci sia una persona che non paga la retta da 4–5 mesi, io non la mando via di certo”.
In pratica, da quanto abbiamo capito, si vorrebbe azzerare tutto, soprattutto per via dei contratti di lavoro ritenuti esageratamente remunerativi.
Quindi, la Congregazione licenzia mentre l’Opera Pia cambia nel frattempo lo statuto e forma il Consiglio di Amministrazione, azione che consentirà di gestire stavolta i dipendenti in proprio. Ci sembra alquanto logico e corretto che venga assicurato a questi lavoratori, qualora si decidesse di assumere, il ritorno sul posto di lavoro.
Tutto nella speranza che i vertici ecclesiastici che gestiscono la struttura nel frattempo non cambino visione e, con la scusa di seguire la voce di Papa Francesco, decidano di utilizzarla, più che per assistere poveri e anziani come voluto dal Barone Mendola, per prestare la propria assistenza ad altri che potrebbero garantire introiti più congrui e sicuri.
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