E’ entrato nel vivo il processo sulla morte della giovane favarese Lorena Quaranta. Sul banco degli imputati siede Antonio De Pace, che secondo la ricostruzione degli inquirenti, la notte del 31 marzo scorso, ha tramortito e poi strangolato la fidanzata al termine di un litigio, nel piccolo appartamento di Furci Siculo. Nell’udienza, di questa mattina, davanti al giudice del Tribunale di Messina, Massimiliano Micali, sono stati ascoltati gli ultimi testimoni, chiamati in causa dal pubblico ministero.
La prossima udienza si terrà il 15 settembre prossimo con l’audizione dei testimoni della parte civile, e della difesa, e l’esame dell’imputato.
I familiari di Lorena Quaranta, parte civile insieme a sette associazioni a tutela della donne, sono assistiti dall’avvocato Giuseppe Barba. A difendere Antonio De Pace i legali Bruno Ganino e Salvatore Silvestro.
La vicenda
Lorena Quaranta morì la notte del 31 marzo dopo essere stata strangolata. Tutto questo al termine di una lite con il fidanzato, iniziata la sera prima e terminata poi in tragedia nell’appartamento di Furci Siculo in cui i due abitavano. Poi il tentativo di suicidio di De Pace, che si è procurato dei tagli prima di chiamare i carabinieri. Alla base sembra esserci una sola “giustificazione”, inusuale quanto agghiacciante: uno stato d’ansia che da giorni avrebbe tormentato il 27enne, provocato dalla paura di essere stato contagiato dal coronavirus insieme alla stessa Lorena. Ipotesi di contagio successivamente smentita dai tamponi effettuati su entrambi dal personale sanitario.
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La prossima udienza si terrà il 15 settembre prossimo con l’audizione dei testimoni della parte civile, e della difesa, e l’esame dell’imputato.

