Il procuratore generale durante il suo lungo intervento in aula ha chiesto la concessione delle attenuanti generiche nei confronti del giovane di origini calabresi Antonio De Pace, condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio dell’ex fidanzata Lorena Quaranta, l’infermiera di Favara uccisa nel marzo del 2020 nella sua abitazione di Furci Siculo nel Messinese. Questa in sintesi la richiesta formulata ai giudici della Corte d’Appello che dovranno quindi valutare anche un’eventuale riduzione della pena stabilita in Assise lo scorso luglio.
A pesare, nella ricostruzione della Procura, la mancanza di episodi violenti pregressi e le modalità dell’omicidio simili a un raptus. Non ci stanno i familiari della ragazza, rappresentati dall’avvocato Giuseppe Barba, che invocano il carcere a vita per il giovane. Stessa richiesta è stata avanzata dagli avvocati Cettina Miasi per il centro antiviolenza “Una di Noi”, Maria Gianquinto per il Cedav e Cettina La Torre per “Al tuo fianco”. Il prossimo 13 giugno discuteranno anche le altre associazioni che si sono costituite parte civile. Poi sarà la volta delle arringhe della difesa con gli avvocati Salvatore Silvestro e Bruno Ganino.
L’infermiere calabrese era stato dichiarato capace di intendere e di volere e quindi imputabile, al termine della perizia medica effettuata per conto della Procura dal professore Stefano Ferracuti che aveva evidenziato l’assenza di “disturbi psichiatrici” nel ragazzo, all’epoca dei fatti vittima di una “importante condizione ansiosa”.
Rimani aggiornato con le nostre notizie grazie a WhatsApp oppure Leggi qui altre notizie

