Con la nuova riforma sul Senato uno dei sindaci delle tre aree metropolitane siciliane sarà anche senatore della Repubblica.Potrebbe toccare al sindaco del capoluogo di Palermo, o ai sindaci di Catania o Messina.
Se, com’è probabile, la norma sull’elezione del presidente dell’area metropolitana verrà modificata rispetto al testo approvato dall’Assemblea Regionale Siciliana e il sindaco diverrà automaticamente presidente, avremo un mega sindaco senatore in Sicilia che potrà competere per ruolo, prestigio, funzioni, poteri, con il presidente della Regione.
Le regole verranno stabilite dall’ARS in Sicilia, così come in ogni altra regione italiana.
È una delle conseguenze, certo non la più importante, della riforma costituzionale ormai prossima all’approvazione definitiva (dovrà tornare alla Camera, dove i numeri della maggioranza sono rassicuranti ai fini del varo).
Le peculiarità siciliane riguardano le vaste aree metropolitane che non hanno riscontro altrove, sia per il numero (ben tre in Sicilia, dieci nel resto d’Italia) quanto per la loro ampiezza, poiché nell’Isola si sono volute sovrapporre le vecchie province con le aree metropolitane e i sei liberi consorzi, in modo da salvaguardare il vecchio assetto e, forse, i collegi elettorali.
L’impugnativa del governo, comunque, fa rischiare la bocciatura della legge regionale su un tema di fondo: gli enti intermedi sono stati aboliti e la riforma costituzionale, quasi legge, ci ha messo una pietra sopra. Non verranno tollerate perciò delle “simil–province” mascherate da nomi diversi, come avvenne con il passaggio dalle province “statali” alle province regionali un quarto di secolo fa.
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