Con il voto di Palazzo Madama la riforma costituzionale sembra oramai decisa. La Camera dei deputati non presenta i rischi del Senato, la maggioranza di governo dispone di numeri ampiamente favorevoli ed è perciò certo che non verranno apportate modifiche di sorta al testo del Senato, permettendo così la conclusione del faticosissimo iter della riforma.
C’è, naturalmente, la coda del referendum confermativo, ma anche questo appuntamento viene guardato con apparente serenità da Palazzo Chigi.
Difficilmente gli italiani diranno “no” al primo taglio di parlamentari della storia della Repubblica.
Il Parlamento aveva infatti finora imposto tagli a destra e manca, ma non a sé stesso. Anche le Regioni sono state obbligate a dimagrire. L’Assemblea regionale siciliana, per fare un solo esempio, dovrà rinunciare a venti deputati; altrove il taglio è stato addirittura più drastico. Palazzo Madama ospiterà nella prossima legislatura cento senatori invece che 315 (a Palazzo dei Normanni, in Sicilia, settanta invece che i novanta attuali).
La riforma approvata al Senato amplia le materie nelle quali Roma ha la facoltà di devolvere alle Regioni le competenze ad intervenire: politiche sociali, disposizioni generali e comuni in tema di tutela della salute, commercio con l’estero. Ma lo Stato ha stravolto, tuttavia, uno dei cardini del vecchio ordinamento: potrà essere esercitata da Roma la clausola di supremazia verso le Regioni sull’altare dell’unità della Repubblica e dell’interesse nazionale.
In caso di diversità di vedute, insomma, prevale Roma.
La clausola colpisce prevalentemente le Regioni a Statuto speciale che dispongono, sulla carta, di materie in cui esercitano competenza esclusiva. Su questa delicata questione potrebbero intervenire degli aggiustamenti. Ma non è stata trovata ancora una soluzione.
I nuovi senatori, infine, saranno scelti con una apposita modifica della legge regionale. I cittadini siciliani voteranno i loro rappresentanti all’Assemblea siciliana e potranno scegliere i loro senatori in numero proporzionale alla popolazione residente. I senatori rimarranno in carica per il tempo in cui ricopriranno il loro mandato territoriale.
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