Ci sono anche due agrigentini tra gli indagati coinvolti nell’inchiesta sul rilascio delle salme, al Policlinico di Palermo, che era diventato un vero e proprio business. La Procura, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia, ha fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini nei confronti di 45 persone accusate a vario titolo di associazione a delinquere, corruzione e concussione.
Si tratta del primo dei tre filoni d’inchiesta. Il provvedimento è firmato dai pubblici ministeri Maria Rosaria Perricone e Felice De Benedittis. Tra gli indagati – dipendenti dell’ospedale e imprenditori delle onoranze funebri – ci sono anche due agrigentini: si tratta di un 63enne di Sambuca di Sicilia e un 38enne di Sciacca, impresari di pompe funebri.
Gli inquirenti hanno scoperto una associazione criminale, di cui facevano parte alcuni operatori dell’obitorio del Policlinico, che aveva una organizzazione precisa con tanto di regole per spartirsi i guadagni.
I dipendenti dell’ospedale, in cambio di denaro acceleravano le pratiche per la definizione del rilascio delle salme o delle vestizioni affidata dai familiari alle imprese funebri e la cura degli aspetti burocratici. L’imprenditore che si rifiutava di partecipare al business criminale veniva minacciato e ostacolato nella sua attività. Era stato predisposto un vero e proprio tariffario, da 50 a 200 euro. Sono 45 gli indagati tra operatori della camera mortuaria dell’ospedale e titolari di imprese funebri e loro dipendenti. Numerosi gli agrigentini vittime di estorsione, di Cammarata, Favara, Ribera e Licata.
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