“La presenza della criminalità organizzata è ancora presente nel territorio agrigentino ed è stata dimostrata nelle attività d’indagine coordinate dalla Dda, una presenza costante, anche laddove in episodi che non sono plateali o non siano eclatante“. Il colonnello Nicola De Tullio lascia la guida del Comando provinciale dei carabinieri di Agrigento per assumere un nuovo prestigioso incarico a Roma al Comando Generale – Ufficio Personale.
Nel suo discorso di saluto alla città ha parlato della lotta alla criminalità organizzata. Lo fatto nel corso della conferenza stampa, che si è tenuta alla caserma “Biagio Pistone”. Il colonnello De Tullio ha ringraziato, in particolare, un sindaco e un imprenditore, che a loro volta hanno ringraziato l’ufficiale dell’Arma per il contrasto alla lotta alla mafia. “La presenza della criminalità organizzata è ancora presente nel territorio agrigentino – continua il col. De Tullio – ed è stata dimostrata nelle attività d’indagine coordinate dalla Dda, una presenza costante, anche laddove in episodi che non sono plateali o non siano eclatante”.
Era il settembre del 2023 quando l’ufficiale si presentava alla città dei Templi. “Ho avuto l’onore di servire i cittadini agrigentini – ha sottolineato De Tullio – e di questo non posso che ringraziare l’Arma dei Carabinieri per l’opportunità che mi è stata data”.
Emozionato lascia Agrigento con la consapevolezza di avere dato tutto l’apporto necessario alle richieste dei cittadini. “C’è stato sempre un dialogo con il territorio anche e soprattutto attraverso i sindaci – ha ricordato il comandante provinciale -. Per questo motivo devo evidenziare l’operato di tutte le amministrazioni che sono i rappresentanti del territorio che hanno fornito sempre una sincera, leale, costruttiva e vicinanza all’Arma anche nella soluzione e risoluzione delle tematiche più delicate”.
Negli anni vissuti nella città dei templi ha ottenuto straordinari successi investigativi, soprattutto nella lotta alla criminalità organizzata, sgominando vertiti e sodali alle famiglie mafiosa di Cosa nostra.
Sotto la sua direzione, l’Arma ha disarticolato le consorterie criminali dell’Agrigentino attraverso la complessa inchiesta sulle famiglie mafiose di Agrigento/Villaseta e Porto Empedocle, sviluppatasi in tre blitz operativi sul campo che tra la fine del 2024 e la metà del 2025, hanno portato alla cattura di oltre cinquanta persone, tra boss di primo piano Fabrizio Messina e Pietro Capraro e appartenenti ai due clan, sventando una potenziale e sanguinosa guerra di mafia sul territorio, rivelando che i due gruppi rivali avevano stretto un patto di spartizione per il narcotraffico e il racket.
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