E’ stata recapitata al Comune di Santa Elisabetta una lettera contenente minacce di morte e insulti al sindaco Domenico Gueli, e la sua famiglia. Il primo cittadino ha denunciato tutto ai carabinieri della Stazione cittadina che hanno subito sequestrato la missiva e avviato le indagini. Non è la prima volta che Gueli riceve un’intimidazione.
“Non so chi sia l’autore o gli autori – dice il sindaco Gueli -. So però che le forze dell’ordine sapranno dare presto una risposta ai miei interrogativi. Lasciate che in attesa di poterli vedere in faccia lanci io un messaggio chiarissimo a queste persone: non mi fate paura. Semmai mi fate pena, costretti come siete a nascondervi dietro l’anonimato”.
“Il mio impegno politico, non solo a favore della mia comunità di Santa Elisabetta, ma anche all’Ati Idrico – continua il sindaco -, non muterà. Non arretrerò di un passo, non chinerò la testa. Continuerò a fare ciò che ho sempre fatto: spendermi per i cittadini e per le comunità amministrate. Non sarete voi, poveri vigliacchi a spaventarmi”.
“Registro, purtroppo, come sempre di più i sindaci si trovino a confrontarsi con l’odio sotto varie forme. Messaggi sui social e lettere anonime – conclude – sono la dimostrazione fisica di una degenerazione palese del dibattito pubblico che tutti dobbiamo contribuire a sovvertire”. La Procura della Repubblica di Agrigento ha aperto un fascicolo d’inchiesta.
“Esprimo la mia vicinanza umana e politica a Mimmo Gueli, sindaco di Santa Elisabetta, ma anche mio caro amico, per la lettera intimidatoria ricevuta ieri”. Così la deputata del Partito Democratico Giovanna Iacono esprime la propria vicinanza al sindaco di Santa Elisabetta Mimmo Gueli oggetto di una lettera intimidatoria.
“Insulti disgustosi e minacce di morte rivolti a lui e alla sua famiglia, un attacco volgare e meschino a un primo cittadino onesto e coraggioso. Il vile atto – ne sono sicura aggiunge Iacono – non avrà alcun effetto intimidatorio: Mimmo continuerà ad amministrare il nostro paese con dedizione e passione, e nel rispetto della legalità, come ha sempre fatto in questi anni. È necessaria una condanna unanime della comunità, perché questa gente non trovi più spazio e perché non avvengano più cose simili”.
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