”Up and Down”, ovvero dall’alto verso il basso, è il nome dato all’operazione. È stato proprio il percorso che la droga seguiva dal nord Europa verso l’Italia a dare il nome all’indagine. 6 le ordinanze di custodia cautelare eseguite nei confronti di altrettante persone tra Agrigento, Favara e Porto Empedocle.
In carcere sono finiti i favaresi Carmelo Fallea, di 41 anni, Calogero Presti, di 43 anni, Carmelo Vaccaro, di 38 anni e l’empedoclino Stefano Sacco, di 52 anni. Ai domiciliari invece il favarese Gaspare Indelicato, di 34 anni, e la morocchina Rania El Moussaid. L’accusa per loro è di associazione a delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti. La donna stava ritornando da Parigi quando ieri, poco prima delle 15.00, è stata arrestata all’aeroporto di Fontana Rossa.
Ieri conferenza stampa al Comando Provinciale dell’Arma Carabinieri dove sono stati illustrati i dettagli dell’operazione. Presenti il Tenente dei Carabinieri di Favara Nicolò Morandi, il Comandate del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Agrigento Cap. Giuseppe Scotto Di Tella e il Comandante del Reparto Operativo di Agrigento Ten. Col. Rodrigo Micucci.
L’indagine dall’aprile al novembre 2014 ha permesso di portare alla luce un’organizzazione criminale operante in provincia di Agrigento dedita al traffico di cocaina e hashish. La droga arrivava a Favara dal Belgio o da Palermo attraverso dei corrieri ignari di trasportare lo stupefacente. Carichi di droga che seguivano anche la tratta Genova–Palermo a bordo della nave.
L’indagine ha permesso di appurare che il favarese Fallea acquistava lo stupefacente ”leggero” del tipo hashish da soggetti palermitani che, mediante dei corrieri, lo facevano poi pervenire a Favara, dove lo stesso si avvaleva di alcuni soggetti come il compaesano Presti o l’empedoclino Sacco per portarlo in luoghi sicuri e a lui non riconducibili, ma anche per venderlo al dettaglio agli spacciatori locali. Secondo quanto ricostruito dai militari, il referente palermitano dell’organizzazione era Vincenzo Giudice, già tratto in arresto nel maggio 2015 a conclusione dell’operazione ”Verbero” condotta dal Reparto Operativo di Palermo. Però non vi sarebbe stato un filo diretto tra loro e Giudice: a curare le comunicazioni tra il palermitano e il favarese c’era appunto la marocchina Rania El Moussaid, persona di fiducia di Giudice.
Le indagini hanno permesso di capire il percorso anche della cocaina: proveniva circa una volta al mese dal Belgio all’interno di pacchi spediti tramite società di trasporti e traslochi che regolarmente compiono viaggi da e per il Belgio. Giunti a Favara i pacchi venivano ritirati direttamente presso il deposito degli spedizionieri che si prestavano, a loro insaputa, da corrieri. La droga veniva pagata direttamente da Fallea che si recava, insieme a Vaccaro, in Belgio.
Come ricorderete, nel giugno del 2014 il favarese Calogero Presti era stato arrestato in quanto trovato in possesso di 20kg di hashish. Qualche mese dopo venne arrestato, appena sbarcato a Lampedusa proveniente da Porto Empedocle, anche Ignazio Blandini che aveva appena ricevuto 50 grammi di cocaina da persone coinvolte in questa indagine. La svolta nelle indagini si è avuta nel settembre 2014 quando c’è stato un ulteriore sequestro di 1 kg di cocaina e di 4 kg di hashish: proprio mediante questo sequestro i carabinieri appurarono la metodologia di spedizione dal Belgio all’Italia attraverso ignare compagnie di trasporto favaresi.
Durante la conferenza è stato anche precisato che non vi sarebbero collegamenti con l’uccisione dell’empedoclino Carmelo Ciffa, avvenuta nell’ottobre scorso a Favara.
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