Svolta nelle indagini sull’omicidio del licatese Angelo Truisi, il fabbro 24enne il cui cadavere venne trovato lo scorso 21 gennaio in c.da Nicolizie a Licata.
Nella notte gli agenti della Squadra Mobile di Agrigento, coordinati dal Dirigente Giovanni Minardi, congiuntamente ai loro colleghi del commissariato di Licata, guidato dal dirigente Marco Alletto, hanno fatto scattare l’operazione “Phintia”, dal nome romano della città di Licata.
In manette sono finiti Diego Catania, Angelo Cannizzaro e Salvatore Gueli, rispettivamente di 22, 20 e 40 anni.
Secondo gli inquirenti il delitto sarebbe maturato nell’ambito dello spaccio delle sostanze stupefacenti e dei debiti accumulati dalla vittima in relazione al traffico di cocaina.
Dalle indagini emerge che ai danni di Truisi sarebbe stata organizzata una vera e propria missione punitiva.
Il 24enne sarebbe stato portato nel luogo di campagna a sua insaputa, picchiato e poi ucciso con un colpo di fucile calibro 12 all’addome.
Per distruggere le prove del delitto poi, hanno cosparso il corpo di liquido infiammabile e appiccato il fuoco.
Nella pianificazione del delitto per gli inquirenti si denota l’intenzionalità omicida della missione punitiva, curata in ogni particolare: dal reperimento dell’arma alla scelta del luogo isolato, fino ad arrivare al tentativo di depistare le indagini con l’occultamento e la distruzione del cadavere.
Che Truisi orbitasse nel settore della cocaina i poliziotti ne erano a conoscenza. Poche settimane prima di essere assassinato era stato trovato in possesso di 30 grammi di cocaina.
Gli inquirenti erano anche a conoscenza delle attività di Diego Catania, che nel dicembre del 2014, in tre distinte occasioni, aveva ceduto delle dose di cocaina a un altro soggetto.
Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Gip del Tribunale di Agrigento Francesco Provenzano su richiesta del Sostituto Procuratore Carlo Cinque.
Pesanti i reati contestati ai tre arrestati che vanno da omicidio aggravato in concorso a occultamento e distruzione di cadavere e ancora alla detenzione illegale di arma comune da sparo.
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