Le analisi di Arpa, Azienda Sanitaria Provinciale, Polizia Municipale e Guardia Costiera infatti avrebbero rilevato a San Leone l’ immissione di reflui fognari dalle condotte sottomarine nella zona Padri Vocazionisti e stabilimento balneare di pubblica Sicurezza.
Dalle indagini della Procura agrigentina, iniziati lo scorso anno, emergerebbe come i cosiddetti pennelli a mare, terminal di scarico delle acque reflue, fossero privi di autorizzazione.
Permessi che erano stati ottenuti da Girgenti Acque, ma dopo la scadenza non sarebbero mai stati rinnovati.
Sotto accusa anche il sistema di depurazione considerato non idoneo. Gli scarichi fognari in mare oltre a minacciare la salute pubblica danneggiano la flora marina.
Pericoli questi riassunti nel reato di “getto pericoloso di cose” per cui al momento risulta unico indagato dalla Procura l’ex Amministratore Delegato di Girgenti Acque Giuseppe Giuffrida.
Quest’ultimo dovrà rispondere anche di violazione del codice dei beni culturali perchè gli impianti sono in zona A, inadempimenti di pubbliche forniture e violazione della normativa ambientale.
Intanto il PM Pandolfi aveva chiesto ma non ha ottenuto dal Gip Mosti, che aveva a sua volta fatto richiesta al Tribunale del riesame, il sequestro di circa 400 metri di spiaggia che ricade in prossimità degli scarichi fognari.
Per il PM, quella zona deve essere interdetta al pubblico poiché pericolosa per la salute. Per il Gip Mosti servono nuovi accertamenti investigativi. Intanto la procura di Agrigento annuncia che presenterà ricorso al tribunale del Riesame per chiedere che venga emesso il provvedimento di sequestro della spiaggia con “relativo divieto di accesso e balneazione”.
Intanto c’è chi, come gli ignari turisti, continuano a cercare un po di refrigerio in acqua, incuranti del rischio inquinamento.
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