Vetrine illuminate, saracinesche alzate al mattino, il bar dove ci si ferma a parlare: è un piccolo esempio dell’idea di città che Confcommercio difende da sempre. Il commercio di prossimità, ricorda il presidente della delegazione di Canicattì Giangaspare Di Fazio, è una struttura sociale che regge la vivibilità, la sicurezza, la coesione e l’attrattività della città. “Una città che lo trascura impoverisce se stessa. E a Canicattì è esattamente quello che è accaduto”.
Per Di Fazio, l’amministrazione comunale ha sempre avuto la possibilità per intervenire, senza attendere nuove leggi o finanziamenti statali partendo da un censimento delle attività e cercando le risposte sia per il centro storico che per ogni quartiere. «Nulla di questo è stato fatto. Non è una dimenticanza: è una scelta politica, quella di non considerare il commercio una priorità».
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Il centro storico è lasciato a se stesso, e la videosorveglianza di “Canicattì Sicura”, arrivata solo ora, è una toppa e non un progetto di rilancio. Le botteghe artigiane mostrano la fragilità di un tessuto produttivo mai accompagnato. E sulla crisi idrica, che mette in ginocchio bar, ristoranti, strutture varie e laboratori danneggia di certo l’immagine della “città dell’uva Italia”, l’amministrazione ha preferito il silenzio a un ruolo di pressione.
“Questa è la responsabilità politica di chi governa la città”. “Senza un progetto, senza un confronto con le imprese, senza una sola misura organica per i negozi di vicinato, l’amministrazione ha lasciato che il commercio si arrangiasse da solo. E oggi, a fine mandato, non può più nascondersi dietro le emergenze: i commercianti canicattinesi hanno visto e vissuto cinque anni di inerzia”.
Per Di Fazio, il bilancio è netto: “Ogni saracinesca abbassata è anche il risultato di una politica che non c’è stata”.
Bisogna dare voce a chi ogni mattina alza la saracinesca e ogni sera fa i conti con costi, tasse, mancanza d’acqua e degrado, e soprattutto bisogna ascoltarlo. Tra i commercianti, in particolare i più piccoli, cresce il senso di abbandono. Non devono e non possono essere lasciati soli: chi presidia i quartieri e tiene accese le luci della città merita risposte, non silenzio.
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