Nel giorno dell’anniversario della nascita del Beato giudice Rosario Livatino, nato a Canicattì il 3 ottobre 1952, Alfonso Basile di Futuro Nazionale, con una nota, ricorda la figura del magistrato siciliano assassinato il 21 settembre 1990, richiamandone soprattutto l’eredità morale, il profondo senso della giustizia e la coerenza tra fede cristiana e vita quotidiana. “Ricordare Rosario Livatino – afferma Basile – non può significare soltanto commemorare un magistrato che ha pagato con la vita il proprio servizio allo Stato. Significa interrogarsi su ciò che il suo esempio continua a rappresentare per la nostra società e, soprattutto, per chiunque abbia la responsabilità di servire le istituzioni”.
Livatino visse la propria fede con discrezione, senza trasformarla in ostentazione. Nelle sue agende ricorreva la sigla S.T.D., “Sub Tutela Dei”, sotto la tutela di Dio. Una fede che non rimase separata dalla professione di magistrato, ma che si tradusse nel modo di concepire la responsabilità, la giustizia e il servizio alla comunità. “È proprio questo aspetto – continua Basile – che considero straordinariamente attuale. Livatino ci insegna che dichiarare dei valori non basta. Quei valori devono essere riconoscibili nei nostri comportamenti. E questo vale ancora di più per chi rappresenta lo Stato e le istituzioni”.
Una concezione che emerge chiaramente anche dalle riflessioni lasciate dallo stesso magistrato. Per Livatino l’indipendenza del giudice non riguardava soltanto la preparazione professionale e la libertà di giudizio, ma anche la moralità, la trasparenza della condotta e, in definitiva, la sua credibilità. È su questo terreno che Basile individua un punto di incontro con alcuni dei valori richiamati da Futuro Nazionale, a partire dalla riscoperta delle radici cristiane della società italiana.
“Quando parliamo di radici cristiane – sottolinea Basile – credo che dobbiamo andare oltre la semplice rivendicazione della nostra storia e della nostra identità. La cristianità non può essere soltanto qualcosa che diciamo di voler difendere: deve diventare qualcosa che siamo capaci di vivere. La croce, la nostra storia, la nostra cultura e la tradizione dell’Italia hanno certamente un valore identitario. Ma Livatino ci pone davanti a una questione ancora più difficile: quanto siamo coerenti con i valori che diciamo di rappresentare?”.
Da qui il richiamo alla responsabilità di chi svolge una funzione pubblica. “Chi entra nelle istituzioni – prosegue Basile – dovrebbe sapere che da quel momento non rappresenta soltanto sé stesso. Rappresenta lo Stato e la fiducia che i cittadini hanno riposto in esso. Per questo ritengo che alla riscoperta della nostra storia debba accompagnarsi anche una nuova cultura della coerenza dell’uomo delle istituzioni”. Il pensiero di Livatino offre, secondo Basile, una chiave particolarmente significativa: non separare ciò in cui si crede dal modo in cui ci si comporta.
Il magistrato siciliano sosteneva infatti che alla fine della vita non sarebbe stato determinante l’essere stati semplicemente credenti, quanto l’essere stati credibili.
Una concezione che le ricostruzioni sulla sua vita collegano proprio all’unità tra fede, condotta personale e responsabilità professionale. “Non voglio e non dobbiamo trasformare Rosario Livatino in un uomo di parte – precisa Basile – perché non lo è stato e la sua testimonianza appartiene a tutti. Ma proprio perché appartiene a tutti, anche la politica dovrebbe avere l’umiltà di confrontarsi con il suo esempio. Personalmente vorrei che questo principio entrasse sempre più profondamente anche nella cultura di Futuro Nazionale: non basta richiamarsi a certi valori; bisogna avere il coraggio di chiedere coerenza a chi dice di rappresentarli”.
Nel giorno della nascita di Rosario Livatino, il ricordo diventa quindi anche una riflessione sul presente e sul rapporto tra politica, istituzioni, fede e responsabilità personale. “Livatino non aveva bisogno di gridare la propria fede. La rendeva visibile attraverso la propria vita. Ed è forse questo il messaggio più difficile che ci ha lasciato”. Basile conclude affidando il ricordo del magistrato a una riflessione: “Le radici ci ricordano da dove veniamo. I valori ci indicano la strada. Ma è soltanto la coerenza delle nostre azioni a dire veramente chi siamo. Rosario Livatino quella coerenza l’ha vissuta fino alla fine”.
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