Ha aperto il fuoco puntando l’arma direttamente contro chi, in quell’esatto momento, si trovava affacciato dal balcone. Una violenta sfrontatezza che gli è costata cara, perché il ventenne agrigentino autore del raid è stato prontamente riconosciuto dalle vittime prima che potesse mettersi al riparo e scappare.
A tre giorni dall’arresto del giovane — finito in carcere lo scorso 5 novembre per i colpi di pistola esplosi nel quartiere periferico di Villaseta — emergono retroscena inquietanti sulla dinamica dei fatti vagliata dagli inquirenti.
Secondo quanto ricostruito nelle ultime ore, l’aggressore si è avvicinato a piedi e ha esploso diversi colpi d’arma da fuoco all’indirizzo della palazzina. Le persone sul balcone, tutte sue conoscenze, sono riuscite a evitare i proiettili. Solo in un secondo momento, dopo che i presenti si erano messi in salvo, il ventenne ha scaricato i restanti colpi contro il portone d’ingresso del condominio a scopo puramente intimidatorio.
La svolta investigativa è arrivata nel giro di pochissimi giorni al termine di un’indagine serrata. I poliziotti della Squadra Mobile e gli agenti delle Volanti, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica di Agrigento, hanno rintracciato il ragazzo dando esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Le accuse formulate a suo carico sono: tentato omicidio, minacce aggravate e violazione della misura cautelare del divieto di dimora nella provincia di Agrigento, a cui era già sottoposto.
Il giovane, difeso dall’avvocato Salvatore Butera, dopo le formalità di rito è stato trasferito presso la casa circondariale “Pasquale Di Lorenzo” di contrada Petrusa.
I rilievi balistici confermano che sono stati esplosi almeno cinque colpi di pistola: quattro hanno centrato in pieno il portone d’ingresso dello stabile e uno ha infranto la finestra di un appartamento al primo piano. L’arma utilizzata per l’agguato non è stata ancora recuperata e continuano le ricerche da parte delle forze dell’ordine.
Sul movente vige ancora il più fitto mistero, anche se la pista principale battuta dagli investigatori porta a dissidi di natura strettamente personale e privata. Da quanto emerso, infatti, l’aggressore e le vittime sarebbero legati da vincoli di parentela. Resta aperta, inoltre, l’ipotesi del coinvolgimento di complici che potrebbero aver supportato il ventenne, direttamente o indirettamente, nella pianificazione e nell’esecuzione dell’azione di fuoco.
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