Il presidente della Regione Renato Schifani ha sollevato da tutti gli incarichi l’ex parlamentare europeo Salvatore Iacolino, originario di Favara. In primis quello che avrebbe ricoperto da questa mattina: manager del Policlinico di Messina. Gli era stato assegnato dalla dirigenza all’assessorato Sanità. Formalmente la giunta ha deciso la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio in attesa di avviare la procedura di revoca una volta che Palazzo d’Orleans avrà ricevuto gli atti dalla Procura di Palermo.
«Il nostro assistito, rimane fortemente sorpreso ed amareggiato dalla accuse ingiuste ed infamanti che gli vengono rivolte – dicono gli avvocati di Iacolino, Di Perio e Faro -. Si dichiara totalmente estraneo alle contestazioni ricevute e conferma la fiducia nei confronti della magistratura, che siamo sicuri, accerterà l’assoluta sua estraneità nella vicenda in questione. Al contempo, il dr Salvatore Iacolino, al fine di garantire la massima trasparenza nei confronti dell’Istituzione rappresentata, si è dimesso, con effetto immediato, dall’incarico di direttore generale del Policlinico di Messina»
Iacolino è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata dall’aver agevolato Cosa nostra nell’ambito dell’inchiesta che oggi ha portato all’arresto per corruzione di un dirigente regionale e di un imprenditore mafioso. Secondo i magistrati della Dda di Palermo, guidati dal procuratore Maurizio de Lucia, il manager avrebbe messo a disposizione del boss di Favara suo compaesano, Carmelo Vetro, già condannato per associazione mafiosa, l’influenza e la rete di relazioni costruite grazie alla posizione ricoperta alla Regione come dirigente generale del dipartimento Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute e la sua esperienza politica, contribuendo al rafforzamento del clan di Favara.
All’ex deputato i pubblici ministeri contestano di aver sostenuto gli interessi economici del favarese e di suoi uomini, come l’imprenditore Giovanni Aveni, dando loro informazioni su procedure amministrative in corso o agevolando incontri con importanti funzionari regionali come il manager dell’Asp di Messina Giuseppe Cuccì, la vicepresidente della commissione Antimafia siciliana Bernardette Grasso e il capo della Protezione civile Salvatore Cocina.
La Procura di Palermo, che ha chiesto e ottenuto l’arresto per corruzione del dirigente regionale Giancarlo Teresi e del boss di Favara, Carmelo Vetro, coinvolti in una indagine su presunte mazzette in cambio di lavori per la società del capomafia, aveva chiesto le misure cautelari anche per altri quattro indagati. Sono Salvatore Vetro, fratello di Carmelo, Antonino Lombardo, amministratore di una società che per l’accusa sarebbe di fatto riconducibile al boss, Giovanni Aveni, imprenditore e Francesco Mangiapane. Sulle istanze della Procura il gip deciderà dopo gli interrogatori preventivi fissati per il 20 marzo.
Durante le perquisizioni nelle abitazioni del manager Salvatore Iacolino, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata nell’ambito di una indagine su tangenti che un dirigente regionale avrebbe intascato da un mafioso agrigentino, sono stati trovati 90mila euro in contanti.
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