Sta per raggiungere l’ultimo capitolo del libro la vicenda giudiziaria che da novembre vede contrapporsi la Procura della Repubblica di Agrigento all’avvocato Giuseppe Arnone. I procuratori hanno chiesto alla Cassazione di arrestare l’avvocato.
Tutto ha avuto inizio lo scorso 12 novembre quando Arnone era stato arrestato dalla Squadra Mobile della Questura di Agrigento per l’ipotesi di reato di estorsione ai danni della collega Francesca Picone.
Secondo gli inquirenti Giuseppe Arnone avrebbe intascato due assegni da 14 mila euro, le prime due rate di una tangente da 50mila euro che avrebbe richiesto a Picone per non alzare clamore mediatico su una pregressa vicenda giudiziaria che vede la collega imputata per estorsione nei confronti di una sua cliente, successivamente assistita proprio da Arnone.
Dopo un via vai tra carcere e domiciliari, il 28 novembre i giudici del tribunale del Riesame di Palermo avevano annullato, per mancanza d’indizi, l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Francesco Provenzano e disposto la scarcerazione per l’avvocato. Durante l’udienza lo stesso Arnone aveva insistito per prendere la parola e difendersi personalmente, per oltre due ore, dalle accuse avanzate dalla Procura.
Procura che sembrerebbe tutt’ora sicura delle sue tesi, tant’è che ha presentato un ricorso firmato dal procuratore capo Luigi Patronaggio, dal procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e dai Pm Carlo Cinque e Alessandro Macaluso.
Adesso spetta alla Cassazione decidere a chi dare ragione e mettere la parola ”fine” a questo contenzioso tra le parti. La data dell’udienza sarà fissata nei prossimi giorni.
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