Sono trascorsi 60 anni dalla tragedia di Marcinelle, in Belgio, dove l’8 agosto del 1956 un incendio scoppiato all’interno di una miniera di carbone causò la morte di 265 minatori, di cui 136 italiani, tra loro anche numerosi siciliani.
Subito dopo la seconda guerra mondiale furono molti i nostri connazionali emigrati proprio in Belgio dove scarseggiava la manodopera.
Sulla tragedia, di cui oggi ricorre il 60° anniversario, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio affidato al presidente del Senato, Pietro Grasso, scrive: ”Quello di Marcinelle fu uno dei più sanguinosi incidenti sul lavoro della storia italiana ed europea. Una tragedia assurta a simbolo delle sofferenze, del coraggio e dell’abnegazione dei nostri concittadini che lottavano, – scrive ancora la più alta carica istituzionale – attraverso il duro lavoro, per risollevare sé stessi e le loro famiglie dalla devastazione del secondo conflitto mondiale”.
Storie di emigrazione quindi che hanno caratterizzato la storia italiana del dopoguerra e che nel caso della miniera di Marcinelle, purtroppo, non hanno avuto un esito positivo.
La grave crisi economica degli ultimi anni, purtroppo, ha riacceso il ponte tra l’Italia, soprattutto nelle regioni del Meridione, e i paesi del centro Europa.
Un fenomeno emigrazione che si ripete quindi, corsi e ricorsi della storia direbbe Giambattista Vico.
Nel giorno del 60° anniversario della tragedia, comunque, il ricordo delle vittime dovrebbe in qualche modo far riflettere la classe politica spesso incapace di risolvere i problemi essenziali per lo sviluppo economico e sociale di una nazione, quale ad esempio quello dell’occupazione.
Nei cunicoli della miniera di carbone perirono molti giovani costretti dalla fame a lasciare i campi soleggiati della Sicilia per improvvisarsi minatori al solo scopo di sfamare una famiglia.
L’auspicio è quello naturalmente che nessuno possa mai più morire sul lavoro o debba lasciare la propria terra per avere una vita più dignitosa, ma è evidente che, purtroppo, non sarà mai così.
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