Duro colpo della Dda di Palermo al mandamento mafioso di Corleone. Nella notte i carabinieri hanno arrestato 6 allevatori, ritenuti gli eredi di Totò Riina e Bernardo Provenzano.
Si tratta di Rosario Lo Bue (62 anni), ritenuto il nuovo capo dei corleonesi; Pietro Pollichino (73 anni); Salvatore Pellitteri (38 anni); Salvatore Pellitteri (22 anni); Roberto Pellitteri (24 anni) e Vincenzo Pellitteri (62 anni).
Tra i piani dei nuovi boss anche un attentato al ministro agrigentino Angelino Alfano che, quando era alla Giustizia, inasprì il regime della carcerazione prevista dal 41 Bis riservato ai mafiosi.
Che a cosa nostra non piacessero i provvedimenti rivolti all’aggravamento della carcerazione dei loro esponenti non è una novità. Nel settembre del 2013 era stato lo stesso Totò Riina che intercettato dal carcere milanese di Opera diceva di Alfano: ”Quel disgraziato di ministro dell’agrigentino è proprio accanito con questi quarantunisti”. E aggiungeva: “Sta facendo tutto per il carcere duro… glielo do io a lui, il duro lo abbiamo noi qua dentro… disgraziato”.
Il piano di morte accennato dal capo dei capi in carcere è stato ripreso dai “nuovi” corleonesi, che in alcune intercettazioni parlano di Alfano.
“Se c’è l’accordo, – a parlare è Pietro Masaracchia – lo fottiamo a questo… lo fottiamo, gli cafuddiamo una botta in testa… ci vuole un po’ d’impegno, gli cafuddiamo una botta in testa”. Alfano doveva fare la stessa fine di John Fitzgerald Kennedy, il presidente degli Stati Uniti ucciso a Dallas il 22 novembre 1963.
Il fedelissimo di Riina, non sapendo di essere intercettato, rivendica l’uccisione di Kennedy. Secondo quanto asserito da Masaracchia, Kennedy sarebbe stato ucciso da cosa nostra perché, dopo aver goduto dei suoi voti nella corsa alla Casa Bianca, avrebbe poi deluso le aspettative delle famiglie mafiose in America.
Voltafaccia che secondo i corleonesi avrebbe fatto anche il ministro agrigentino Angelino Alfano.
I boss avevano ipotizzato di uccidere Alfano in Sicilia durante la campagna elettorale dove lo stesso sarebbe stato più vulnerabile rispetto a Roma.
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