La sezione misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento ha disposto la confisca di beni per circa un milione e mezzo di euro riconducibili a esponenti ritenuti vicini a cosa nostra agrigentina.
A eseguire i provvedimenti di confisca sono stati gli uomini della Direzione Investigativa Antimafia.
5 i soggetti interessati, tutti attualmente detenuti. Si tratta di Giuseppe Falsone, di 44 anni, di Campobello Licata, già capomafia della provincia di Agrigento, arrestato il 15 giugno 2010 a Marsiglia dopo oltre 10 anni di latitanza; Simone e Giuseppe Capizzi, padre e figlio rispettivamente di 71 e 48 anni, entrambi elementi di spicco della famiglia di Ribera; Damiano Marrella, 67 anni, di Montallegro, e Pasquale Alaimo, 45enne di Favara.
Alla confisca dei beni si è giunti dopo le indagini patrimoniali coordinate dall’aggiunto Bernardo Petralia della Procura della Repubblica di Palermo.
Al boss Falsone è stata confiscata un’impresa agricola a Campobello di Licata che era stata intestata a un suo familiare, il cui valore stimato è di circa 35 mila euro.
Di maggiore entità, invece, è il valore dei beni confiscati ai riberesi Capizzi: 13 terreni, 3 fabbricati e 4 conti correnti, per un valore complessivo di circa 870 mila euro. Ricordiamo che Simone Capizzi sta scontando l’ergastolo per l’omicidio del maresciallo dei Carabinieri Giuliano Guazzelli.
A Damiano Marrella è stato confiscato un immobile e diversi rapporti bancari, per un valore complessivo di circa 300 mila euro.
Al favarese Pasquale Alaimo, invece, immobili, automezzi, polizze assicurative, libretti di deposito, fondi comuni d’investimento, un conto corrente bancario e un’autovettura, per un valore complessivo di circa 270 mila euro.
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