
Concluso il processo d’appello a carico di due imputati per la tragica sparatoria del 23 febbraio 2024 nel piazzale di una concessionaria auto al Villaggio Mosè, in cui perse la vita il trentottenne Roberto Di Falco. La prima sezione della Corte di assise di Appello di Palermo, presieduta da Sergio Gulotta, ha ridotto drasticamente le pene per i palmesi Calogero Zarbo (42 anni) e Domenico Avanzato (37 anni), infliggendo loro 8 anni di reclusione ciascuno.
In primo grado, i due imputati erano stati condannati rispettivamente a 14 anni e 4 mesi e a 13 anni e 3 mesi. Il netto sconto di pena è scaturito dall’assoluzione dalle accuse di tentato omicidio ai danni del figlio del titolare della rivendita e di detenzione dell’arma. La Corte ha riqualificato il reato in “omicidio per errore” , concedendo le attenuanti generiche e riducendo a un anno la libertà vigilata a fine pena.
Decisiva per Zarbo la collaborazione con gli inquirenti, che ha permesso di ritrovare la pistola calibro 9 con matricola abrasa. La sparatoria fu l’epilogo di una spedizione punitiva partita da Palma di Montechiaro: un commando di quattro persone voleva “punire” il commerciante d’auto per una presunta truffa subita tramite assegni scoperti.
Durante la conseguente colluttazione, la vittima designata spinse via la canna della pistola impugnata da Roberto Di Falco; dal colpo, partito accidentalmente, rimase ucciso lo stesso Di Falco. La sentenza d’appello si inserisce in un quadro giudiziario più ampio: con il rito ordinario, infatti, la Corte d’Assise di Agrigento ha inflitto in primo grado 21 anni di reclusione ad Angelo Di Falco (41 anni), fratello della vittima. Secondo l’accusa, dopo lo sparo fatale l’uomo raccolse l’arma da terra per fare fuoco contro il figlio del rivenditore, ma la pistola fortunatamente si inceppò.
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