Nuova stangata per gli italiani con l’aumento dell’I.V.A al 22 per cento. L’incremento dell’Imposta sul Valore aggiunto è scattata dalla mezzanotte di oggi.L’aumento potrebbe essere ancora bloccato dal Governo, basterebbe apportare delle modifiche al decreto legge che la disciplina, ovvero il N°98 del 2011 e pubblicarlo in Gazzetta entro domani.
Naturalmente gli scontri a Roma tra i partiti di maggioranza e la relativa crisi di Governo, probabilmente non darà spazio alla modifica della norma.
Secondo quanto spiegato dal quotidiano “La Repubblica” l’aliquota che passa al 22 per cento è quella ordinaria che si applica ai beni e ai servizi che non rientrano nell’aliquota ridotta al 10 per centro o in quella super ridotta al 4 per cento riservata a pane fresco, burro, latte, frutta, ortaggi, farmaci e altri alimenti di prima necessità. Questi prodotti non dovrebbero subire l’aumento dell’IVA.
Quello scattato oggi è il secondo rialzo dell’Imposta sul Valore Aggiunto in poco più di 2 anni. Ricordiamo che nel settembre del 2011 infatti l’Imposta era passata dal 20 al 21 per cento.
In termini di spesa, il rialzo provocherà gli aumenti sul prezzo dei carburanti e dei beni di largo consumo come vino, birra e succhi di frutta ma anche per l’acquisto di automobili e moto, degli accessori e dei relativi pezzi di ricambio.
Effetto diretto sarà anche l’aumento della manutenzione e riparazione.
Listini in rialzo anche per abbigliamento, calzature, pelletteria, biancheria per la casa, frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie e piccoli elettrodomestici.
Più cari anche detersivi, televisori, radio, hi–fi, computer e prodotti di cancelleria.
Secondo uno studio elaborato da alcune associazioni dei consumatori, l’aumento dell’aliquota ordinaria dell’IVA dal 21 al 22 per cento costerà alle famiglie italiane circa 200 euro all’anno.
Il rialzo dell’aliquota secondo le previsioni, dovrebbe portare allo Stato circa un miliardo di euro, anche se provvedimenti del genere, già in passato, hanno provocato l’abbassamento dei consumi, smentendo quindi le aspettative dei governi.
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