Premesso che basterebbero le sole immagini a descrivere il tutto…ma non possiamo esimerci dal commentare quello che abbiamo visto. Sterpaglie alte circa 2 metri e mezzo, in un luogo che non è un terreno agricolo incolto, ma bensì il Campo Santo di contrada Fontana degli Angeli a Favara.No… non avete visto male, ma si tratta proprio del vecchio Cimitero cittadino, dove i nostri cari defunti, sono stati interrati. In mezzo alle erbacce secche, si intravedono a mala appena, qualche lapide marmorea.
Una pietosa coperta che li nasconde anche dalla visione dei propri cari che recandosi sul posto, sono impossibilitati ad individuare quel ceppo, quella croce o semplicemente quella tessera numerica che indica la sepoltura.
Tanta la gente indignata, che non è riuscita nemmeno a trovare la tomba dei propri cari, e che addirittura non ha potuto ricevere informazioni, in quanto sul posto al momento non c’è alcun dipendente comunale. Recentemente infatti è stato demolito il presidio che ospitava i dipendenti e che custodiva il registro storico delle sepolture.
Rabbia che la gente avrebbe anche cercato di scaricare verso i due operai dell’ESA scambiati per quelli del Comune.
Operai che per restituire dignità al luogo Sacro, nonostante la limitata attrezzatura a disposizione e le diverse difficoltà incontrate nel tagliare l’erbaccia, oltre al sudore ci rimettono anche di tasca propria, acquistando la benzina per il decespugliatore.
Dello scempio del Cimitero di Fontana degli Angeli, le istituzioni politiche, civili e religiose, nonchè le autorità sanitarie, non possono non accorgersene.
Tutti invece si ricordano di questo Cimitero solo in occasione della commemorazione dei defunti.
Mai in passato il cimitero di c.da Fontana degli Angeli, si era visto in queste condizioni pietose. Spesso le colpe, vengono attribuite ai vandali. Ma questa volta, la colpa non è sicuramente dei cittadini. L’Ente Comune, amministrazione e consiglieri comunali compresi, si facciano un esame di coscienza, perché nel 2013, non è ammissibile che una città, che si vuole proiettare all’Europa, si dimentichi dei propri padri.
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