Alla Camera è stato approvato un ordine del giorno a firma dell’On. Ida Carmina del M5S, contro le aggressioni al personale sanitario e socio sanitario. È una prima risposta importante, ma per affrontare davvero il problema occorre intervenire sulle criticità strutturali del Servizio sanitario nazionale, a partire dalla carenza di personale e dalle interminabili liste d’attesa. L’ordine del giorno impegna il Governo a promuovere protocolli di prevenzione, formazione del personale, supporto psicologico agli operatori coinvolti e maggiore collaborazione tra aziende sanitarie, forze dell’ordine e servizi territoriali.
«Le aggressioni contro medici, infermieri e operatori sociosanitari sono inaccettabili – afferma la deputata agrigentina -. Ma la sicurezza non si garantisce soltanto con protocolli e controlli: bisogna intervenire anche sulle condizioni in cui si lavora e si riceve assistenza. Nei Pronto soccorso, la grave carenza di personale, i sovraccarichi di lavoro e le attese interminabili sottopongono operatori e pazienti a una pressione insostenibile. La sofferenza e la frustrazione dei cittadini non giustificano mai la violenza, ma dimostrano quanto sia urgente migliorare l’organizzazione e la qualità dei servizi».
«Lo stesso vale per le liste d’attesa – continua Carmina -. Il caso di Agrigento, dove per una colonscopia attraverso il servizio pubblico sarebbe stata indicata una data nel luglio 2029, è emblematico. Chi può pagare si rivolge al privato; chi non ha le risorse economiche è costretto ad aspettare, anche a rischio della propria salute. Una disuguaglianza che mina la fiducia nella sanità pubblica e accresce la tensione su strutture e personale, che spesso si trovano in prima linea ad affrontare il disagio dei cittadini. La risposta deve essere strutturale: assumere medici, infermieri e operatori sanitari, rafforzare soprattutto gli organici dei Pronto soccorso e abbattere concretamente le liste d’attesa».
«L’approvazione del mio ordine del giorno è una prima risposta, ma il Governo deve fare di più. La sicurezza di chi cura e il diritto dei cittadini a essere curati sono inseparabili. Servono investimenti e personale adeguato, perché la salute non può diventare un privilegio riservato a chi può permettersi di pagare», conclude la nota della deputata.
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