Il caso di una turista argentina ha portato all’attenzione nazionale il tema dell’hantavirus a Messina. La donna, partita il 30 aprile scorso da una zona endemica dell’Argentina, è arrivata in Italia con un volo Buenos Aires-Roma. Successivamente si è recata in Sicilia, dove il Policlinico di Messina l’ha accolta in regime di ricovero per una polmonite. Nella serata di martedì 12 maggio le autorità sanitarie locali hanno richiesto l’esecuzione del test specifico per hantavirus, comunicando la situazione al Ministero della Salute.
I Carabinieri del NAS hanno quindi trasferito il campione biologico prelevato dalla paziente all’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. Lì il campione sarà analizzato insieme a quello di un venticinquenne calabrese, attualmente in isolamento fiduciario. Anche quest’ultimo rientra nel quadro dei casi sospetti legati al focolaio internazionale di hantavirus riconducibile alla nave da crociera MV Hondius.
Hantavirus a Messina: la paziente è in isolamento al Policlinico
La direttrice dello SPEM (Servizio Sanità Pubblica, Epidemiologica e Medicina Preventiva) dell’ASP di Messina, Mariella Santoro, ha precisato che la turista argentina si trova tuttora ricoverata in isolamento al Policlinico. Santoro ha sottolineato, dunque, che l’ipotesi di hantavirus resta per ora soltanto un sospetto: la conferma definitiva spetta allo Spallanzani di Roma. Intanto, in parallelo, il Ministero della Salute ha reso noto di aver rintracciato a Milano un turista britannico, considerato un contatto a rischio. L’uomo ha viaggiato sul volo Sant’Elena-Johannesburg, lo stesso su cui si trovava la moglie della prima vittima del focolaio. Per precauzione, le autorità lo hanno trasferito all’Ospedale Luigi Sacco di Milano, dove si trova attualmente in quarantena.
La risposta del sistema sanitario: la circolare del DASOE
La Sicilia ha risposto prontamente all’evolversi della situazione. Giacomo Scalzo, dirigente generale del Dipartimento per le attività sanitarie e osservatorio epidemiologico (DASOE) regionale, ha dichiarato che anche l’isola ha innalzato il proprio livello di attenzione sull’hantavirus, in linea con quanto disposto nelle altre regioni italiane. Il DASOE ha pertanto firmato una circolare indirizzata ai direttori generali, sanitari e dei dipartimenti di prevenzione di tutte le Aziende Sanitarie Provinciali, nonché ai direttori delle aziende del Servizio Sanitario Regionale. La circolare richiama all’attenzione le strutture sanitarie siciliane e ribadisce la necessità di diffondere le indicazioni ministeriali a tutti i Pronto Soccorso, ai reparti di Malattie Infettive, di Medicina Generale, di Pneumologia e ai laboratori di analisi cliniche e microbiologia.
In aggiunta, il direttore dell’Ufficio di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera per Sicilia e Calabria (USMAF), Claudio Pulvirenti, ha precisato che negli aeroporti di Palermo e Catania non risulta attivato alcun protocollo sanitario specifico per hantavirus a Messina o altrove nell’isola. Allo stesso modo, le tre autorità portuali — Sicilia Occidentale, Sicilia Orientale e Stretto — non hanno ricevuto indicazioni particolari. Pulvirenti ha definito la situazione un semplice focolaio epidemico, spiegando che i controlli vengono svolti ordinariamente attraverso il sistema USMAF e la collaborazione con i comandanti delle navi.
Cos’è l’hantavirus e come si trasmette
L’hantavirus appartiene alla categoria dei virus zoonotici. Si trasmette all’uomo principalmente attraverso il contatto con urina, escrementi o saliva di roditori infetti. Più raramente, la trasmissione avviene tramite morso. Riguardo alla trasmissione interumana, le autorità scientifiche hanno documentato questo fenomeno finora solo per il ceppo Andes, e soltanto nelle Americhe. Le manifestazioni cliniche variano in base al ceppo: in America il virus può provocare la Sindrome Polmonare da Hantavirus (HCPS), una condizione a rapida progressione che coinvolge polmoni e cuore. In Europa e Asia, invece, il virus può causare la Febbre Emorragica con Sindrome Renale (HFRS). Al momento non esiste né una terapia specifica né un vaccino contro l’infezione. Tuttavia, un’assistenza medica tempestiva e adeguata risulta determinante per la gestione delle complicanze e per migliorare le possibilità di recupero.
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