“Piangiamo il nostro vescovo, il testimone del Vangelo, l’apostolo della misericordia, il profeta di pace, l’amico dei poveri. Ci sentiamo sospesi, come pecore senza pastore”. Con queste parole, il cardinale vicario Baldo Reina ha iniziato l’omelia della Messa in suffragio di Papa Francesco, che ha presieduto nella basilica di San Giovanni in Laterano. Una cattedrale con tante le persone in piedi con gli occhi lucidi e il Rosario stretto nelle mani.
“Come Maria di Magdala siamo smarriti senza il suo corpo, la sua voce, i suoi gesti – ha continuato don Baldo -. Siamo stati il suo popolo, la sua diocesi, ci ha chiesto di prendere sul serio il dovere di essere esemplari nel seguire il Signore, nella fedeltà al Vangelo. Ci ha chiesto di uscire, di non aspettare la gente, ma di andare a cercarla, soprattutto coloro che non si attendono di essere considerati, desiderati, cercati, e di andare nelle periferie geografiche ed esistenziali. Ci ha fatto capire che la Parola chiede la nostra carne, e che la missione si fa impastando cuore e Vangelo”.
Papa Francesco, ha detto ancora il vicario, “ci ha chiesto di trasformare la Chiesa in ospedale da campo, di abbracciare il ministero come servizio che cura le ferite. Poveri e migranti sono stati per lui il sacramento di Gesù nel mondo governato dalla globalizzazione dell’indifferenza”.
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