
La provincia di Agrigento, con i suoi templi, il mare e un ricco patrimonio culturale, si prepara a essere sotto i riflettori come Capitale Italiana della Cultura 2025. Tuttavia, la gestione dei rifiuti resta una sfida significativa per il territorio. Nonostante alcuni comuni abbiano raggiunto percentuali di raccolta differenziata superiori al 65%, come evidenziato da Legambiente, molte aree della provincia arrancano, con una media complessiva che fatica a crescere.
Perché la differenziata non decolla uniformemente?
Un Quadro Disomogeneo
La provincia di Agrigento è molto vasta, comprende 43 comuni, un mix di borghi rurali, centri costieri e aree urbane. Secondo il Catasto Nazionale Rifiuti di ISPRA, la produzione di rifiuti urbani nella provincia si aggira intorno alle 130.000 tonnellate annue. Tuttavia, i dati sulla raccolta differenziata mostrano un divario significativo tra i comuni.
Nel 2019, Agrigento città ha raggiunto il 65,6%, posizionandosi come primo capoluogo siciliano per percentuale di differenziata, secondo un report della Regione Siciliana. Comuni più piccoli come Calamonaci (89%) e Villafranca Sicula (83,5%) hanno registrato risultati eccellenti, mentre altri, come Ravanusa, Favara e Canicattì, non hanno superato la soglia minima del 65%.
La SRR Ato 11 Agrigento Provincia Ovest (La Società per la Regolamentazione del servizio di gestione Rifiuti Agrigento Provincia Ovest,) , che gestisce 17 comuni della zona occidentale della provincia, sottolinea come “la lungimiranza e la determinazione di amministratori e sindaci” abbiano permesso di raggiungere “importanti percentuali di raccolta differenziata senza dover subire disagi ed emergenze ambientali”. Tuttavia, la chiusura dell’impianto di compostaggio di Ravanusa nel 2023 ha complicato la gestione dell’umido, costringendo molti comuni a trasferire i rifiuti organici a Catania o in Calabria, con costi elevati (circa 400 euro a tonnellata, secondo stime locali).
I Comuni Virtuosi: Ribera e Canicattì
Alcuni comuni della provincia si distinguono per i risultati raggiunti. Ribera, ad esempio, è stata premiata come “Comune Riciclone” da Legambiente, grazie a percentuali di differenziata vicine al 90%. Il successo è attribuito a un sistema porta a porta capillare e a una forte sensibilizzazione dei cittadini, come evidenziato durante il 2° EcoForum provinciale sui Rifiuti e l’Economia Circolare a Sciacca.
Anche Canicattì ha fatto progressi, introducendo cassonetti intelligenti con codice utente, un progetto finanziato dal PNRR che ha ridotto gli abbandoni, secondo quanto riportato da SEA Servizi Ecologici Ambientali, che gestisce il servizio in città.
Le Zone in Difficoltà: Sciacca e Licata
Non tutti i comuni, però, brillano. Sciacca, nonostante i progetti della SRR Ato 11 per un impianto di compostaggio in contrada Perriera, fatica a superare il 50% di differenziata, secondo dati storici. Licata, invece, presenta problemi strutturali: le periferie rurali sono spesso escluse dal porta a porta, e le discariche abusive lungo la SS 115 sono un’emergenza costante, come denunciato da Legambiente in vari rapporti. I vigili urbani di Agrigento, in collaborazione con le ditte di raccolta, stanno utilizzando sistemi di videosorveglianza per identificare chi non rispetta il calendario di conferimento, ma il problema persiste in molte aree della provincia.
Diversi fattori spiegano il divario. In primo luogo, la carenza di infrastrutture: la provincia dispone di un solo impianto di selezione a Siculiana, insufficiente per smaltire carta, plastica e vetro, mentre l’umido deve essere trasferito altrove. Durante il 2° EcoForum di Legambiente, i sindaci della provincia hanno lamentato i tempi lunghi della Regione per autorizzare nuovi impianti e la mancanza di regolamentazione dei costi di trasferimento in discarica.
In secondo luogo, i comportamenti dei cittadini: l’abbandono dei rifiuti resta un problema, come dimostrato dalle segnalazioni di cittadini ed associazioni ambientali su cumuli di spazzatura in aree come piazza Ravanusella. Iniziative come quella del gruppo scout di Agrigento, che nel 2024 ha organizzato eventi di sensibilizzazione, mostrano un impegno locale, ma serve uno sforzo più ampio.
Infine, la governance: i fondi PNRR destinati alla provincia (circa 30 milioni) sono bloccati da ritardi burocratici, e il progetto regionale per un termovalorizzatore, annunciato nel 2025, è ancora in fase preliminare. Nel frattempo, il Comune di Agrigento ha approvato per il 2025 un aumento di 40.000 euro per il servizio di smaltimento, con possibili ripercussioni sulle bollette.
Campagne di sensibilizzazione nelle scuole, potrebbero aiutare a costruire una nuova cultura del riciclo. La strada è ancora lunga: servono investimenti in impianti, una regia regionale più efficace e una maggiore partecipazione dei cittadini.
La Valle dei Templi merita di essere ammirata per la sua bellezza, non offuscata dai rifiuti. Il 2025 sarà un banco di prova decisivo per dimostrare che Agrigento può essere un modello di sostenibilità oltre che di cultura.
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