L’indagine è una “costola” della maxi inchiesta “Dark Community”, che ipotizza un giro di spaccio di droga, maltrattamenti e ricatti sessuali nella stessa comunità, che si sarebbe dovuta occupare del recupero di persone con problemi psichici e di tossicodipendenza. I carabinieri di Agrigento e Favara indagando sul filone principale hanno scoperto la truffa.
Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Agrigento, Giuseppa Zampino, ha disposto il rinvio a giudizio dei sei imputati, accusati del reato in concorso di circonvenzione di persone incapaci e truffa. Avrebbero prodotto una documentazione fasulla al fine di far ottenere indebitamente il beneficio economico del Reddito di Cittadinanza agli ospiti di una struttura sovvenzionata dallo Stato, la cooperativa sociale Oasi Emmanuele.
La prima udienza del dibattimento è in programma l’8 maggio davanti al giudice del tribunale di Agrigento, Nicoletta Sciarratta.
Sul banco degli imputati siedono Liliana Chiarelli, 34 anni, Gaetano Gramaglia, 33 anni, Paolo Graccione, 46 anni, Diego Vita, 53 anni, Salvatore Di Caro, 63 anni e Giovanni Di Caro, 30 anni, tutti di Favara. In un primo momento era imputata pure Alba Luz Pineda Urbina, 40 anni; originaria dell’Honduras, residente a Favara. La donna è irreperibile e nei suoi confronti, nelle scorse settimane, è stata emessa una sentenza di non doversi procedere.
I fatti contestati risalgono al periodo compreso dall’aprile 2019 al marzo del 2021. Gramaglia è il rappresentante legale della cooperativa, Chiarelli un’assistente sociale, Graccione e Vita dipendenti della struttura. Per mesi i quattro indagati avrebbero trattenuto nella loro disponibilità le carte prepagate di ben 24 persone su cui veniva erogato il beneficio economico e con le stesse avrebbero compiuto numerosi pagamenti presso attività commerciali.
Gli indagati sono difesi dagli avvocati Roberto Gueli, Fabio Inglima Modica, Giuseppe Scozzari, Daniela Posante, Giuseppe Infuso e Salvatore Buggea.
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