Oggi è una giornata storica per la Sicilia. Dopo 30 anni di latitanza i carabinieri del Ros hanno arrestato il numero uno di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro. Il boss è stato catturato all’interno della clinica privata “La Maddalena” di Palermo, dove si era presentato con il nome di Andrea Bonafede, e si stava curando in day hospital da oltre un anno. Si trovava nella struttura “per sottoporsi a terapie a causa di un tumore”. Messina Denaro, secondo fonti della clinica, ha tentato la fuga ma è stato fermato all’interno di un bar.
“Bravi, bravi!”. Urla di incoraggiamento e applausi nei confronti dei carabinieri, da parte di decine di pazienti e loro familiari, hanno accompagnato l’arresto del superlatitante.
Dopo il blitz nella clinica a Palermo, l’ormai ex superlatitante Matteo Messina Denaro è stato portato nella caserma dei carabinieri San Lorenzo in via Perpignano. Denaro, a quanto si apprende da fonti investigative, faceva periodicamente controlli in quella struttura, che la scorsa notte durante il blitz del Ros era stata messa in sicurezza con diverse decine di uomini per tutelare tutti gli altri pazienti. Quando è stato arrestato, Messina Denaro non era allettato ma si stava facendo i controlli.
L’inchiesta che ha portato alla cattura del capomafia di Castelvetrano è stata coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e dal procuratore aggiunto Paolo Guido.
Figlio del vecchio capomafia di Castelvetrano, Ciccio Messina Denaro, storico alleato dei corleonesi di Totò Riina, Matteo era latitante dall’estate del 1993, quando in una lettera scritta alla fidanzata dell’epoca, Angela, dopo le stragi mafiose di Roma, Milano e Firenze, preannunciò l’inizio della sua vita da Primula Rossa. “Sentirai parlare di me” le scrisse, facendo intendere di essere a conoscenza che di lì a poco il suo nome sarebbe stato associato a gravi fatti di sangue. “Mi dipingeranno come un diavolo, ma sono tutte falsità”.
Il capomafia trapanese è stato condannato all’ergastolo per decine di omicidi, tra i quali quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito strangolato e sciolto nell’acido dopo quasi due anni di prigionia, per le stragi del ’92, costate la vita ai giudici Falcone e Borsellino, e per gli attentati del ’93 a Milano, Firenze e Roma. Messina Denaro era l’ultimo boss mafioso di “prima grandezza” ancora ricercato. Per il suo arresto, negli anni, sono stati impegnati centinaia di uomini delle forze dell’ordine. Oggi la cattura, che ha messo fine alla sua fuga decennale.
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