“Gabriele questa mattina mi ha telefonato chiedendomi 30 euro, quando ci siamo incontrati, glieli ho dati, ma mi ha detto che ne voleva 50. Mi ha aggredito, e mi ha sfilato il portafogli. A quel punto ho avuto un corto circuito, e gli ho sparato non so quanti colpi”. A parlare davanti ai carabinieri della Compagnia di Agrigento, e al sostituto procuratore Chiara Bisso, rendendo piena confessione è Gaetano Rampello, 57enne assistente capo della polizia di Stato, dopo avere ucciso il figlio 24enne, Vincenzo Gabriele Rampello, in piazza Progresso, nel centro di Raffadali.
Gaetano Rampello ha scaricato contro il figlio tutto il caricatore della sua pistola d’ordinanza. Quindici colpi in tutto. “Io ne ricordo solo due. Poi, mi sono allontanato e ho chiamato il 112 per consegnarmi, li ho aspettati seduto alla pensilina dell’autobus”, ha precisato l’omicida.
“Gabriele aveva problemi psichici, mi picchiava, mi insultava – ha ricostruito ancora -, mi diceva “Bastardo e uomo di merda”, devi darmi altri soldi”. Gliene davo 600 euro al mese, ma non gli bastavano mai”. Vincenzo Gabriele Rampello aveva vissuto per tre anni in una comunità, poi, un periodo dal padre, e un altro dalla madre, che vive a Sciacca con il nuovo compagno. “Avevo chiesto aiuto ai servizi sociali — dice ancora il padre — ma nessuno mi aveva aiutato. Avevo anche denunciato mio figlio dopo le aggressioni, l’ultima quindici giorni fa”.
“La nostra comunità è sconvolta — dice il sindaco di Raffadali Silvio Cuffaro — Qui in Paese, tutti conoscevamo il ragazzo: era stato ricoverato diverse volte in strutture private, per tanto tempo”.
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