Il pubblico ministero Sara Varazi, al termine della sua requisitoria, ha chiesto la condanna all’ergastolo per i raffadalesi Angelo D’Antona, trentaseienne, e 16 anni di reclusione per Antonino Mangione, quarantunenne, che ha collaborato con gli inquirenti, nell’ambito dell’inchiesta per l’omicidio del pensionato Pasquale Mangione, assassinato in contrada “Modaccamo”, nelle campagne fra Raffadali e Cianciana, il 2 dicembre del 2011, con diversi colpi di pistola. Il processo con il rito abbreviato è in corso di svolgimento davanti al Gup del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto. La posizione del terzo imputato, Roberto Lampasona, 44 anni, di Santa Elisabetta, è stata stralciata perchè la Procura ha notificato, per un disguido, l’avviso di conclusione delle indagini a uno dei difensori, con la conseguenza che l’ordinanza di custodia cautelare in carcere era decaduta per scadenza dei termini.
D’Antona era stato catturato in Germania, nel corso di un’operazione condotta unitamente al personale dell’Interpol. E’ stata esclusa l’aggravante mafiosa, per cui le carte inizialmente in mano alla Dda di Palermo, erano ritornate in mano ai magistrati della Procura di Agrigento. A ricostruire l’omicidio, facendo il nome di D’Antona, e di Lampasona, è stato Antonino Mangione, divenuto collaborante, anche nell’ambito della maxi inchiesta “Kerkent”. Le sue dichiarazioni avrebbero trovato riscontro durante le indagini, dirette dal vicequestore Giovanni Minardi, e dalla sua vice Geneviève Di Natale. Nel corso della conferenza stampa il capo della Mobile agrigentina aveva fornito i particolari dell’inchiesta: “Abbiamo raccolto delle prove, che ci hanno permesso di ottenere risultati rilevanti. C’è stata una prima attività fatta nel 2011, poi una prima svolta lo scorso anno, dopo alcune dichiarazioni raccolte (quelle di Antonino Mangione), il proseguo delle indagini è stato sviluppato con attività tecniche e riscontri oggettivi”.
Fra gli imputati non compare uno dei figli della vittima, inizialmente accusato di essere stato il mandante. Secondo la ricostruzione, il movente del delitto sarebbe da individuare nel comportamento della vittima, che esponeva se’ stesso e la sua famiglia al pubblico ludibrio. Avrebbe disturbato e molestato diverse donne.
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