Secondo gli inquirenti, Cammarata stava percorrendo a bordo della sua Mercedes contrada Cipolla, agro di Palma di Montechiaro, quando venne raggiunto da tre colpi di arma da fuoco, di cui uno all’inguine e due al braccio destro. Due mesi dopo il fatto, la Squadra Mobile di Agrigento arrestò il suocero e il cognato.
Oltre al tentato omicidio in concorso, aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, ai due Bracco veniva contestato anche il reato di detenzione illegale di armi. Il solo Giuseppe Bracco era stato altresì indagato per porto illegale di armi e spari in luogo pubblico.
Per i consulenti balistici della difesa, Biagio Manetto e Gianfranco Guccia, non c’è alcun elemento tecnico e scientifico che provi che siano state utilizzate due armi nella sparatoria, quindi la tesi della Procura non reggerebbe.
Oltre ai consulenti balistici che hanno messo in dubbio la circostanza dell’utilizzo di due armi, è stata ascoltata il medico legale Nunzia Albano secondo cui Cammarata ”non è stato mai colpito in organi vitali e non ha rischiato di morire”.
La requisitoria del pubblico ministero Carlo Cinque si svolgerà il prossimo 16 novembre.
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