Sette anni da quando quel 23 gennaio 2010 gli occhi dell’intera comunità favarese si erano rivolti verso il centro storico della città, sette lunghi anni da quando si è cercato con ogni mezzo – anche a mani nude – di rimuovere le macerie nella speranza di essere ancora in tempo per salvare i tre figli dei coniugi Giuseppe e Giuseppina.
Solo il figlio maschio, Giovanni, sopravvisse. Per le due sorelle invece il destino non fu così clemente.
Nei giorni successivi al crollo l’intero clamore mediatico si era concentrato su questo tragico episodio, episodio che ha messo a nudo la verità sul degrado urbano che allora come oggi, purtroppo, caratterizza il centro storico favarese.
Case fatiscenti, semidiroccate, appesantite dalle infiltrazioni dell’acqua, tetti e solai ceduti… Così si presentano oggi i quartieri più vecchi della nostra città. Molte strutture sono a rischio crollo, soprattutto ora che il maltempo ha messo a dura prova le già precarie condizioni delle stesse.
Come abbiamo ripetuto in passato, occorre effettuare maggiori controlli nel centro storico favarese, dove il degrado edilizio sta mettendo a serio rischio la sicurezza del cittadino.
L’ultimo monitoraggio sulla staticità delle strutture residenziali del centro storico risalirebbe proprio a sette anni fa, ai giorni immediatamente successivi al crollo della casa di via Carmine.
Così come allora, molte famiglie si ritrovano a dovere fronteggiare, come meglio possono, l’emergenza crolli. L’assenza di un lavoro sicuro purtroppo costringe molte famiglie a dover decidere se sopravvivere o dover fronteggiare emergenze strutturali.
Rimani aggiornato con le nostre notizie grazie a WhatsApp oppure Leggi qui altre notizie

