Il “senso di responsabilità” aveva indotto qualche mese fa alcuni consiglieri comunali di Favara a rinunciare al gettone di presenza.
In molti, ma soprattutto i 69 lavoratori precari del Comune di Favara a rischio licenziamento, se lo ricorderanno. Ben 22 consiglieri comunali su 30 avevano rinunciato al proprio gettone di presenza. Questi soldi sarebbero dovuti servire per salvare questi posti di lavoro.
Sulla stessa scia della rinuncia all’indennità agirono anche il sindaco e 4 assessori su 6.
Il periodo delle rinunce a catena era quello a cavallo tra i mesi di marzo e aprile scorsi.
Da allora in consiglio comunale si sono registrati dimissioni e new entry.
È di questi giorni la notizia che alcuni consiglieri comunali hanno fatto richiesta di tornare a percepire il gettone di presenza.
Degli 8 che erano, adesso sono diventati 14.
Recentemente tre consiglieri che avevano annunciato di non voler percepire il gettone ci hanno ripensato.
Il primo è stato Giacomo Distefano, che aveva rinunciato lo scorso 27 aprile e che invece il 31 luglio ne ha fatto nuovamente richiesta.
Anche Giuseppe Milioti ha chiesto lo scorso 26 agosto di ritornare a percepire il gettone dopo averlo rifiutato dal 17 marzo, sempre di quest’anno.
Ultimo in ordine di tempo invece è stato il consigliere Pasquale Milioti. Il 31 agosto scorso ha formalmente chiesto di tornare ad incassare, dopo quattro mesi di rinuncia, ciò che gli spetta per il suo impegno nella pubblica assise cittadina.
Gli altri a percepire il gettone sono i nuovi membri di aula “Falcone Borsellino”, ovvero: Lino Sorce, Mariella Schifano, Alessandro Fanara e Giuseppe Plicato.
Se i conti tornano, siamo a sette consiglieri. Ne mancano ancora altri sette che percepiscono il gettone.
6 sono coloro i quali non hanno mai rinunciato al gettone (tutti facenti parte della maggioranza del sindaco), neanche quando il “senso di responsabilità” lo richiedeva.
Si tratta di: Paolo Alaimo, Giuseppe Rizzuto, Giuseppe Nobile, Stefano Valenti, Calogero Castronovo e Antonio Limblici.
Ultimo consigliere mancante è il presidente del consiglio, ovvero Salvatore Lupo.
La prima carica della pubblica assise cittadina percepisce un indennizzo che però, a differenza dei suoi colleghi, non viene calcolato a presenze ma è una retribuzione fissa mensile. Dallo scorso 24 giugno, data della sua elezione a presidente, Lupo incassa un’indennità di carica pari a 1.178,51 € al mese.
Va comunque detto che da semplice consigliere aveva insieme ad altri suoi colleghi rinunciato al gettone.
Per completezza di informazione riteniamo opportuno elencare anche coloro che invece, dal giorno della rinuncia, non hanno più percepito alcuna somma di denaro, ovvero: Giuseppe Bellavia, Rino Scalia, Gaetano Airò, Francesco Salemi, Michele Lombardo, Salvatore Broccia, Antonio Fallea, Filippo Ceresi, Gaetano Caramazza, Antonello Crapanzano, Antonio Palumbo, Carmelo Vassallo Todaro, Giovanni Bennardo e Pasquale Bottone.
Nel nostro racconto mancano due ex consiglieri comunali che recentemente si sono dimessi, ovvero: Gerlando Nobile, che aveva rinunciato al gettone, e Genny Chianetta, che invece non aveva mai smesso di percepire l’indennizzo spettante.
Precisiamo che le scelte degli attuali 28 membri di aula “Falcone e Borsellino”, anche nel caso di ripensamenti, sono del tutto regolari. È un’indennità che gli spetta. I pagamenti sono disciplinati dalle leggi quindi incassare o non incassare il gettone di presenza non costituisce reato.
Vista però la rimodulazione al Comune di Favara dei costi della politica, ci chiediamo se queste scelte non determineranno delle sostanziali differenze nei conti dell’Ente che potrebbero influenzare negativamente il piano di riequilibrio decennale attualmente al vaglio del Ministero dell’Economia.
Se così fosse, e non ce ne voglia il compianto regista Sergio Leone, “Per qualche dollaro in più” o forse sarebbe più appropriato dire “ per qualche gettone in più” si rischierebbe il fallimento del Comune di Favara.
Anche se crediamo che oramai poco o niente si possa fare per salvare la barca che affonda.
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