Pietro Grasso resta coordinatore delle indagini antimafia della Dda di Palermo e si avvarrá della collaborazione degli aggiunti «eventualmente designati a far parte della Dda» attraverso un concorso a quattro posti da lui bandito e aperto sia a sostituti che ai suoi sette vice, tranne Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato, che hanno giá maturato gli otto anni di permanenza massima nell’organismo previsti da una circolare del Csm.
È questa la soluzione di Grasso al caso Palermo sollevato dal Csm che con la delibera del 17 aprile scorso aveva bocciato l’organizzazione del lavoro proposta dal procuratore.
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