Clamorosa svolta nella maxi-inchiesta sulle presunte mazzette all’assessorato al Territorio e Ambiente della Regione Siciliana. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo, Giuseppa Zampino, ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti del professore Gaetano Armao, avvocato amministrativista ed ex vicepresidente della Regione Siciliana.
L’ordinanza, che accoglie la richiesta avanzata dalla Procura di Palermo, è in corso di notifica da parte delle forze dell’ordine. L’ex numero due della giunta regionale è accusato di corruzione in concorso in merito alle attività della Cts (Commissione tecnica specialistica della Regione), l’organismo deputato al rilascio delle autorizzazioni ambientali di cui Armao è stato presidente.
L’indagine, esplosa all’inizio di ottobre, ruota attorno a centinaia di intercettazioni telefoniche, telematiche e a riprese video effettuate dalle “cimici” della polizia. Secondo l’impianto accusatorio dei magistrati palermitani, i video avrebbero immortalato presunti passaggi di denaro contante (in tranche fino a 6 mila euro) all’interno di un’autovettura tra Armao e l’avvocato Pierluigi Matta, anch’egli indagato. Per l’accusa, Matta avrebbe funto da trait d’union tra l’alto funzionario pubblico e gli imprenditori interessati a ottenere corsie preferenziali per le proprie pratiche ambientali.
Il meccanismo ipotizzato dagli inquirenti prevedeva il versamento di denaro sul conto corrente del legale come corrispettivo per consulenze ritenute fittizie; successivamente, il professionista avrebbe prelevato il contante per consegnarlo fisicamente ad Armao. Il provvedimento del Gip Zampino giunge a tre settimane di distanza dai cosiddetti interrogatori preventivi, introdotti dalla recente riforma Nordio. Nell’immediatezza dei fatti, l’ex vicepresidente della Regione aveva respinto con fermezza ogni addebito.
Le decisioni del Gip in merito alle richieste cautelari avanzate dalla Procura per gli altri otto indagati (per sei dei quali sono stati chiesti i domiciliari e per una il divieto di dimora) dovrebbero essere rese note nelle prossime ore. Nell’ambito dello stesso filone d’indagine figura anche il nome dell’imprenditore agrigentino Sergio Vella, titolare della Seap (azienda attiva nel settore dei rifiuti e delle bonifiche ambientali), difeso dall’avvocato Nicola Grillo.
Vella, comparso davanti al Gip Zampino per l’interrogatorio preventivo, ha negato categoricamente qualsiasi coinvolgimento o vicinanza all’ex esponente politico: «Non ho mai conosciuto Armao», ha dichiarato. La difesa dell’imprenditore ha puntato a scardinare l’interpretazione dei dialoghi captati dagli inquirenti, depositando una specifica consulenza tecnica fonica. Secondo i legali di Vella, nei passaggi chiave delle intercettazioni ambientali trascritti dalla polizia, il cognome “Armao” in realtà non sarebbe mai stato pronunciato dall’imprenditore, configurando un potenziale errore di identificazione da parte degli investigatori.
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