Si chiude con quattro condanne e due assoluzioni il processo di primo grado sul mandamento mafioso della Quisquina nato dal maxiblitz antimafia dei Carabinieri del Comando provinciale di Agrigento dell’8 marzo 2024. Il collegio di giudici del Tribunale di Sciacca presieduto da Antonino Cucinella (a latere Dino Toscano e Dario Hamel), ha inflitto 8 anni di reclusione a Salvatore Imbornone (la DDA di Palermo ne aveva chiesti 18), indicato dagli inquirenti come il capo dell’intero mandamento di Burgio e Ribera; 6 anni e 8 mesi di carcere ciascuno a Francesco Caramazza, Antonino Perricone e Giuseppe Maurello.
I quattro condannati dovranno inoltre risarcire in sede civile il “Centro studi ed iniziative culturali Pio La Torre”, costituitosi parte civile nel processo. Sul fronte delle assoluzioni, esce a testa alta Gabriele Mirabella, insegnante e attuale consigliere comunale di Lucca Sicula, scagionato dall’accusa di aver aiutato il suocero, Salvatore Imbornone, a eludere le investigazioni. Assolto con formula piena “per non aver commesso il fatto” anche Nicolò Riggio, per il quale è stata disposta l’immediata cessazione della misura cautelare, a fronte di una richiesta di condanna a 3 anni e 4 mesi avanzata dall’accusa.
L’intera inchiesta, avviata tra il 2021 e il 2023 dopo l’omicidio a fucilate del 52enne Vincenzo Corvo a Lucca Sicula. L’attività investigativa pur non individuando al momento gli autori del delitto, ha permesso di evidenziare la piena operatività dell’associazione, documentando numerose riunioni finalizzate ad acquisire in modo diretto e indiretto la gestione e il controllo di attività economiche, appalti e servizi pubblici, per realizzare profitti e vantaggi ingiusti, intervenendo sulle amministrazioni locali.
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