La scomparsa di Franco Castaldo lascia un vuoto incolmabile nel panorama dell’informazione siciliana e nazionale. Nelle ore successive alla tragica notizia del decesso del direttore del settimanale Grandangolo, si susseguono i messaggi di cordoglio e di profonda commozione da parte del mondo del giornalismo e delle istituzioni, che si stringono attorno alla moglie, ai figli, alle nuore e al nipotino Francesco.
La segreteria provinciale di Assostampa Agrigento ha voluto ricordare con affetto l’ex dirigente del sindacato, definendolo un testimone coraggioso della storia mafiosa del territorio. Negli anni più bui della guerra di mafia che ha insanguinato la provincia, Castaldo ha ricostruito con rigore e profonda competenza i retroscena delle cosche criminali, affrontando momenti di altissima tensione. «Una testimonianza di coraggio e dedizione al mestiere», sottolinea Assostampa, «che restituisce il valore di un giornalista capace di mantenere il proprio impegno professionale anche di fronte al pericolo, senza arretrare neppure quando erano in gioco la propria sicurezza e quella della sua famiglia».
Al dolore si unisce anche l’Unione Cattolica Stampa Italiana (Ucsi) di Agrigento. Il presidente provinciale Angelo Augusto ha ricordato il collega scomparso come un amico caro e un punto di
riferimento per intere generazioni: «Perdiamo un maestro di giornalismo, un osservatore attento e scrupoloso della nostra realtà. Franco Castaldo ha raccontato, senza rinunciare mai alle proprie idee e sempre con la schiena dritta, un territorio difficile come quello in cui viviamo, mantenendo uno sguardo lucidissimo su tutto ciò che accadeva».
Anche le istituzioni cittadine hanno voluto tributare l’ultimo saluto alla storica firma de La Sicilia e fondatore di Grandangolo. Il sindaco di Agrigento, Michele Sodano, ha espresso il cordoglio dell’intera amministrazione comunale: «Con la scomparsa di Franco Castaldo se ne va una parte fondamentale della memoria di Agrigento. Ha raccontato la nostra città quando farlo aveva un prezzo altissimo; era sui luoghi dei delitti negli anni delle guerre di mafia e ha vissuto sotto scorta insieme alla sua famiglia, senza mai smettere di scrivere. È stato un raro esempio di vero giornalismo, una scuola per tante giovani firme che da lui hanno imparato il metodo e il rigore. Fino all’ultimo ha guardato Agrigento con la vigilanza di chi sa che il cambiamento va osservato da vicino, senza sconti. È lo sguardo che oggi ci mancherà».
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