Una pizza presa con gli amici a fine serata è costata la vita a Gabriele Vaccaro, 25 anni, originario di Favara. Il giovane favarese è morto all’alba di domenica 19 aprile nell’ospedale San Matteo di Pavia, dopo essere stato colpito al collo con un punteruolo — o un cacciavite, l’arma è ancora da ritrovare — nel parcheggio dell’ex area Cattaneo. La polizia ha fermato un 16enne italiano di origini egiziane, residente a Pavia, con l’accusa di omicidio. Il ragazzo si trova ora nel carcere minorile Cesare Beccaria di Milano, in custodia cautelare.
L’aggressione si è consumata intorno alle 3:30 di domenica mattina. Vaccaro e i suoi amici, di ritorno da una serata in centro, si trovavano nel parcheggio con delle pizze prese prima di rientrare. Quella stessa pizza è rimasta nel cartone, appoggiata al cruscotto dell’auto: Gabriele non ha fatto in tempo a mangiarla.
Il 16enne accusato dell’omicidio di Gabriele Vaccaro
Secondo quanto ricostruito dalla polizia locale grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza, Vaccaro e i suoi amici hanno incontrato nel parcheggio un gruppo di cinque giovani. Tra i due gruppi è scoppiata una discussione. Poi uno solo dei cinque ha fatto un passo avanti e ha colpito il 25enne al collo con l’oggetto appuntito. Subito dopo, l’intero gruppo dell’aggressore è fuggito. Gli investigatori hanno anche ripreso, grazie alle telecamere, uno dei giovani tornare sul posto quasi un’ora dopo per recuperare l’auto che aveva lasciato parcheggiata vicino all’area.
Vaccaro è stato portato dagli amici nell’abitazione del Vallone dove viveva, per essere medicato. Tuttavia, la ferita si è rivelata fatale e Gabriele è deceduto poco dopo. Tra i suoi amici presenti c’era anche un giovane di Ribera, anch’egli rimasto ferito nell’aggressione. Le sue condizioni, però, non destano preoccupazione e dovrebbe essere dimesso dall’ospedale entro pochi giorni.
Domenica sera la polizia ha convocato in questura tre dei cinque ragazzi del gruppo aggressore. Gli altri due sono stati ascoltati nei giorni successivi. Quattro di loro hanno collaborato con gli agenti. Le loro testimonianze hanno confermato l’ipotesi, già emersa nelle prime ore dopo il delitto, di un’aggressione scaturita per motivi futili. Il 16enne, invece, non ha risposto alle domande degli inquirenti. Al termine degli interrogatori è stato fermato con l’accusa di omicidio.
La provocazione per le pizze: dinamica dell’aggressione
La ricostruzione degli investigatori, suffragata dalle testimonianze raccolte, indica una provocazione banale come innesco della tragedia. Il gruppo dei cinque giovani avrebbe apostrofato Vaccaro e i suoi amici con parole del tipo: «Barcollate, non riuscite neanche a portare le pizze. Datele a noi». Da quel breve battibecco sarebbe scattata l’aggressione. Il 16enne ha colpito Gabriele al collo, ferendolo a morte. Per gli altri quattro componenti del gruppo, invece, gli inquirenti valutano una denuncia per omissione di soccorso.
L’arma del delitto — un punteruolo o un cacciavite, gli investigatori devono ancora stabilirlo con certezza — non è stata ancora trovata. Le indagini della polizia proseguono per identificare con precisione l’oggetto utilizzato e per ricostruire ogni dettaglio della serata.
Gabriele Vaccaro: il favarese che aveva trovato lavoro a Pavia
Gabriele Vaccaro era originario di Favara. A settembre si era trasferito a Pavia per lavorare in un centro logistico delle Poste Italiane a Stradella. Nella zona aveva trovato ad attenderlo una comunità di compaesani favaresi, distribuiti tra le province di Pavia, Varese e Bergamo. Domenica mattina, molti di loro si sono riversati al San Matteo per un ultimo saluto e per stare vicini alla famiglia.
Nel pomeriggio di domenica è arrivato il padre di Gabriele, insieme al suocero del ragazzo. La madre, invece, è rimasta a Favara, ancora troppo sconvolta per riuscire a prendere un volo. Il flusso di compaesani non si è interrotto nemmeno nei giorni successivi. Il corpo di Gabriele Vaccaro si trova nel dipartimento di Medicina Legale del San Matteo.
La comunità favarese stretta intorno alla famiglia
Tra chi si è recato in ospedale c’è anche un amico di famiglia che vive da anni a Trivolzio. «Non conoscevo Gabriele perché sono qua dagli anni ’80», ha dichiarato commosso, «ma conosco bene il padre e la madre. Sono persone fantastiche, generose, lavoratori seri e rispettosi. Questa notizia mi ha distrutto e sono venuto qui sperando di incontrarli per star loro vicino». Le sue parole restituiscono il ritratto di una famiglia benvoluta, radicata in una comunità che, pur lontana dalla Sicilia, ha risposto con vicinanza e affetto.
La vicenda scuote profondamente la comunità favarese, tanto in Sicilia quanto nel Nord Italia. Gabriele Vaccaro era un giovane lavoratore che aveva scelto di costruirsi un futuro lontano da casa. Tuttavia, una serata come tante altre si è trasformata in tragedia per una provocazione insensata. Le indagini, dunque, proseguono per fare piena luce sull’accaduto.
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