I giudici del Tribunale del Riesame di Agrigento hanno confermato il sequestro conservativo dei beni, nei confronti di Maria Barba, ex moglie dell’ex presidente del Consiglio comunale di Favara, Salvatore Lupo, ucciso il giorno di Ferragosto dello scorso anno in un bar a Favara, e coinvolta insieme a lui, e altri imputati nell’inchiesta denominata “Stipendi spezzati”, su una cooperativa di Licata, la Cooperativa “Suami”. I dipendenti della Coop avrebbero accettato il sistema del “cavallo di ritorno” per evitare il licenziamento, restituendo parte degli stipendi, e sarebbero stati obbligati ad aprire un conto corrente e consegnare carta bancomat, e codice pin, ai propri datori di lavoro.
Oltre a Maria Barba, sono imputate Caterina Federico, e Veronica Sutera Sardo. Il processo è fissato per il 30 giugno prossimo, dinnanzi al collegio della prima sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato. In sede di udienza preliminare gli ex dipendenti della Coop, dopo essersi costituiti parte civile, a garanzia dell’obbligazioni civili di risarcimento del danno, quantificati in oltre 430mila euro, avevano chiesto attraverso il proprio difensore, l’avvocato Angelo Farruggia, il sequestro di conti correnti e immobili di proprietà di Barba. Una richiesta di sequestro accolta dal Gup del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, e adesso confermata dal Riesame.
Nella stessa inchiesta disposto il non luogo a procedere per avvenuta prescrizione per Linda Modica, 54 anni, di Licata, e sentenza di non luogo a procedere “per morte del reo” a carico di Salvatore Lupo, 45 anni, di Favara, amministratore unico della cooperativa “Suami”, ucciso il giorno di Ferragosto in un bar di Favara, e per Rosa Sferrazza, 70 anni, di Favara. L’operazione “Stipendi spezzati” è stata eseguita nel 2017 dai carabinieri della Compagnia di Licata. Maria Barba, è l’ex moglie dell’imprenditore Totò Lupo, e per quell’omicidio è attualmente a processo il padre della stessa imputata.
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