L’arresto di Fabrizio La Gaipa, oltre allo scandalo, sta assumendo i connotati di un terremoto politico. Sì, perché a denunciarlo, tra i suoi due ex dipendenti, è stato un altro attivista del M5S.
L’accusa, che ieri ha portato all’esecuzione dell’ordinanza degli arresti domiciliari firmata dal Gip Stefano Zammuto e operata dalla Squadra Mobile di Agrigento guidata da Giovanni Minardi, è quella di estorsione.
L’inchiesta, coordinata dai procuratori Carlo Cinque e Luigi Patronaggio, vede coinvolti sia il 42enne, titolare di un hotel di San Leone, sia suo fratello Salvatore, 46 anni, per il quale è scattato il divieto di dimora ad Agrigento.
Fabrizio La Gaipa è stato candidato tra le fila del movimento pentastellato nel corso delle ultime regionali, risultando essere con poco meno di 4.500 voti il primo dei non eletti del M5S dell’agrigentino.
Al centro dell’inchiesta ci sarebbe una differenza tra quanto risultava in busta paga a due ex dipendenti di La Gaipa e quanto realmente percepito. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, la paga oraria era corrispondente a 5 euro. Tutto quanto percepito in più dai dipendenti, indennità di malattia, Tfr, tredicesima e quattordicesima, pur figurando in busta paga, veniva restituito, compresi gli 80 euro del bonus Renzi.
Pare che, indipendentemente da quanto previsto per contratto, la paga fosse correlata al numero di ore lavorative effettuate, appunto 5 euro per ogni 60 minuti. Per fare ciò si sarebbe segnato nei registri l’ora di ingresso e di uscita dei dipendenti, per poi stabilire la somma da elargire.
La Squadra Mobile avrebbe sequestrato i notebook e i registri cartacei contenenti la documentazione relativa alle ”reali” buste paga dei dipendenti.
Ciò avrebbe comportato spesso un credito in più oltre alla busta paga nei mesi estivi, quando si lavorava di più, ma meno nei mesi invernali, quando l’ex dipendente che ha denunciato La Gaipa avrebbe racimolato massimo circa 500 euro al mese. Dopo avere incassato l’assegno dello stipendio, si doveva dunque tenere solo la somma stabilita e consegnare il resto, in contanti, nelle mani dell’imprenditore.
Come detto, a segnalare la presunta attività illecita due ex dipendenti di La Gaipa, tra i quali un attivista grillino. Ci sarebbero registrazioni effettuate di nascosto a supporto dell’accusa. ”L’arresto di La Gaipa è un fatto molto grave che riguarda la sua persona e la sua impresa, ma, non essendo stato eletto, non è un rappresentante del Movimento 5 Stelle. Durante il periodo della campagna elettorale e fino a ieri nulla risultava a suo carico”. Queste le parole che si possono leggere su un post su Facebook nella pagina dei 5 Stelle che annuncia di avere sospeso l’attivista dal Movimento.
Eppure voci di corridoio sostengono che della denuncia a carico dell’agrigentino i grillini ne siano stati ben informati, forse proprio da qualche antagonista politico di La Gaipa. Segnalazione che non sarebbe bastata però a impedirne la candidatura, peraltro supportata nel ”tour” agrigentino dai ”big” Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Giancarlo Cancelleri.
Infine l’Ordine dei giornalisti precisa, riguardo al ”passato da giornalista” di La Gaipa, che lo stesso è stato cancellato dall’elenco per inattività professionale. In altre parole, dal 10 novembre del 2016 l’agrigentino non è più iscritto nell’Ordine dei giornalisti.
Ad attendere Fabrizio La Gaipa, in queste ore, è l’interrogatorio di garanzia davanti al Gip del tribunale di Agrigento.
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