Operazione ”Street food” dei carabinieri della Compagnia di Sciacca coadiuvati dai militari della Stazione di Menfi. Sono state eseguite all’alba di oggi sei custodie cautelari, due incarcere e quattro ai domiciliari, ad altrettante persone per i reati di ”Detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti”, con l’aggravante di aver destinato l’uso della droga anche a minori.
A emettere le ordinanze il Gip del Tribunale di Sciacca su richiesta della locale Procura della Repubblica.
Le indagini hanno consentito di bloccare una consistente rete di spaccio e approvvigionamento di ”hashish” e ”cocaina”, proveniente da Palermo e destinata a essere smerciata nelle piazze di Menfi, Santa Margherita di Belice e Montevago e Poggioreale, nel trapanese.
I militari avrebbero accertato come la droga spesso veniva consegnata a pusher locali che a loro volta la rivendevano a una clientela molto giovane. Il sodalizio a volte impiegava nelle illecite attività anche due ragazze minorenni che venivano usate sia come corrieri, in alcuni casi la droga veniva nascosta all’interno dei loro indumenti intimi, sia come assuntori finali delle sostanze stupefacenti.
Si stima che in circa tre mesi gli indagati abbiano movimentato sulle piazze di spaccio vari chili di hashish e alcuni etti di cocaina per un giro di affari complessivo di circa 200.000 euro.
A gestire la rete di spaccio erano due menfitani: Giuseppe Sanzone di 40 anni (detto papà) e Daniel Tabbone di 23 anni (alias carciofetto) che gestivano il sodalizio mettendo a disposizione autovetture e telefoni cellulari per l’approvvigionamento e il trasporto della droga, organizzando con cadenza quasi giornaliera delle sortite nel capoluogo regionale per effettuare l’acquisto di hashish e cocaina. Per i due l’ordinanza cautelare firmata dal Gip è quella del carcere.
Ai domiciliari sono finiti: Giulia Nigrelli, 20 anni, di Menfi; Calogero Friscia, 22 anni, di Menfi; Emanuele Gambino, 31 anni, di Sciacca e Giovanni Pilo, 22 anni, di Menfi.
L’indagine è stata convenzionalmente denominata ”Street food” poiché i corrieri, residenti tra Menfi e Santa Margherita di Belice, per organizzare i viaggi necessari per approvvigionarsi dei quantitativi di droga facevano riferimento a ”cene, cibi di strada e fast food”.
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