A quattro giorni dal 27esimo anniversario dell’omicidio del giudice Rosario Livatino, oggi si ricorda un altro magistrato canicattinese barbaramente ucciso dalla mafia il 25 settembre del 1988. Parliamo dell’allora Presidente della I° Sezione della Corte d’Assise d’Appello di Palermo, Antonio Saetta, ucciso insieme al figlio Stefano lungo la statale 640 Agrigento–Caltanissetta, entrambi di ritorno dal battesimo di un congiunto a Canicattì.
La morte del giudice Saetta era stata decisa dalla criminalità organizzata poiché lo stesso guidò il processo sull’omicidio del Capitano dei Carabinieri Emanuele Basile che si concluse con la condanna all’ergastolo degli imputati.
Saetta aveva alle spalle una brillante carriera. Il giudice canicattinese, laureatosi con 110 e lode, in passato si era occupato anche di brigate rosse e della strage in cui perse la vita il Giudice Rocco Chinnici. Nel suo curriculum anche il servizio svolto da Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Sciacca.
Per il duplice omicidio Saetta sono stati condannati all’ergastolo Totò Riina, Francesco Madonia e Pietro Ribisi.
Sono passati 29 anni da quel tragico giorno. Ancora oggi la Sicilia piange un suo figlio che si è battuto per la sua terra, per conservarne l’onore e per proteggerla da quelli che, pur parlando molto di onore, non sanno cosa sia. Saetta, così come Livatino, ancora oggi ci parlano di giustizia e di libertà, una libertà per la quale hanno pagato il prezzo del loro stesso sangue.
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