Ci sono terreni, appartamenti, fabbricati rurali e varie disponibilità finanziarie del valore di 4.317.221,47 euro, tra i beni sequestrati dalla Guardia di Finanza di Palermo in esecuzione di un provvedimento emesso dal Tribunale di Agrigento sezione Misure di prevenzione, su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo siciliano, all’imprenditore castelterminese Vincenzo Giovanni Scavetto di 72 anni, arrestato nel Maggio del 2011 nell’ambito dell’operazione antimafia Kamarat.Scavetto già titolare di un allevamento di bovini, era stato rinviato a giudizio e condannato in primo grado nel 2012, a dieci anni di reclusione, per aver fatto parte, in concorso con boss del calibro di Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella, Michele Traina ed altri, dell’associazione mafiosa “Cosa Nostra” e segnatamente della cosca agrigentina di Casteltermini. Appartenenza alla famiglia mafiosa che aveva trovato riscontro nelle dichiarazioni di importanti collaboratori di giustizia. Dopo l’arresto di Fragapane, l’imprenditore avrebbe consolidato la propria posizione in seno a “Cosa Nostra”, diventando per il territorio di Casteltermini uno dei “punti di riferimento” dell’organizzazione, per conto della quale avrebbe anche mediato nella gestione del “pizzo” imposto ad una impresa edile di Favara impegnata nelle opere di ammodernamento della “S.P. 20 Casteltermini – San Biagio”. Sulla base di queste risultanze, le disponibilità patrimoniali e finanziarie tracciate dalle Fiamme Gialle, acquisite nel periodo in cui l’imprenditore partecipava alle attività illecite della Cosca, risultate sproporzionate rispetto ai suoi redditi dichiarati ed ufficiali, sono state ritenute di origine illecita e pertanto il Tribunale di Agrigento ne ha disposto il sequestro ai sensi del “Codice delle leggi antimafia”.
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