Una sfida globale che parte dal cuore della Valle dei Templi. Agrigento diventa la prima città italiana a sperimentare come i modelli di autosufficienza energetica delle piccole isole possano essere esportati in un contesto urbano complesso, ricco di storia e sottoposto a rigidi vincoli paesaggistici. I dettagli di questa storica collaborazione tra l’Amministrazione comunale e la Greening the Islands Foundation verranno presentati domani, mercoledì 4 novembre alle ore 11:30, nella splendida cornice della Sala Rosa del Teatro Pirandello.
Il progetto punta a ridisegnare il futuro energetico della città dei templi in un’ottica di sostenibilità, transizione ecologica e resilienza locale. Non si tratta di un’iniziativa isolata, ma di un vero e proprio progetto pilota internazionale. Il modello Agrigento, infatti, ha già catturato l’attenzione globale durante la recente Settimana del Clima di New York e sarà ufficialmente oggetto di studio alla COP 31, la grande conferenza internazionale delle Nazioni Unite sul clima che si aprirà a metà novembre in Turchia.
A illustrare le linee guida del piano saranno il sindaco di Agrigento, Michele Sodano, e il fondatore di Greening the Islands Foundation, Gianni Chianetta. L’incontro, moderato da Cesare Sciabarrà (Bibbirria Podcast), vedrà la partecipazione di un parterre di relatori di altissimo profilo istituzionale, scientifico e tecnico, a testimonianza della portata strategica dell’intesa.
I partecipanti: Maria Micciché, vicesindaco e assessore comunale all’Energia; Francesco Corvaro, inviato speciale per il Cambiamento Climatico del Governo italiano; Attilio Piattelli, presidente del Coordinamento FREE (che unisce le associazioni industriali delle rinnovabili e le sigle ambientaliste); Giuseppe Termine, commissario straordinario della Camera di Commercio di Agrigento; Maurizio Cellura, direttore del Dipartimento Sostenibilità dell’Università di Palermo; Gaetano Di Ballo, fondatore e presidente dell’associazione Tierra, Techo, Trabajo.
La sfida è ambiziosa: dimostrare al mondo che anche i centri storici e i territori millenari possono diventare autosufficienti e guidare la rivoluzione verde, trasformando i vincoli culturali e archeologici in un’opportunità di innovazione senza precedenti.
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