Otto braccianti “invisibili” costretti a lavorare in nero, senza contratti, tutele né dispositivi di sicurezza, all’interno di un’azienda agricola nelle campagne tra Canicattì e Naro. È questo lo scenario scoperto dai carabinieri del Nil di Agrigento, insieme ai funzionari Inps e ai militari di Canicattì, durante un blitz mirato al contrasto del caporalato.
Sui 20 dipendenti identificati nell’azienda frutticola, ben 8 sono risultati completamente irregolari, inclusi diversi cittadini stranieri privati di ogni garanzia previdenziale. L’amministratore unico dell’attività, un 50enne di Canicattì, è stato denunciato a piede libero alla Procura di Agrigento.
Le accuse contestate dai militari delineano una totale inosservanza delle norme di sicurezza: mancata sorveglianza sanitaria obbligatoria per i dipendenti; omessa consegna dei DPI (dispositivi di protezione individuale), e mancata formazione e informazione sui rischi del lavoro nei campi.
L’operazione, parte di un piano straordinario per eradicare lo sfruttamento nel settore agricolo e tutelare le imprese sane dalla concorrenza sleale, si è conclusa con una pesante stangata economica per il titolare: elevate ammende e sanzioni amministrative per un valore complessivo di 45.000 euro.
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