Un regime di vita insopportabile, fatto di segregazione in casa, percosse e violenze sessuali. Con queste pesanti accuse, un cinquantenne di Licata è stato raggiunto da un’ordinanza cautelare che gli impone il divieto di avvicinamento alla moglie di 48 anni, assistita dall’avvocato Francesco Cottone del foro di Gela.
Il Gip di Agrigento, Alberto Lippini, ha inoltre disposto l’applicazione del braccialetto elettronico, prescrivendo all’indagato di mantenere una distanza di almeno 1.000 metri dalla donna.
I reati contestati dai carabinieri della Compagnia di Licata sono maltrattamenti contro familiari, lesioni personali aggravate e violenza sessuale. Secondo gli inquirenti, l’inferno familiare si è consumato tra luglio e i primi giorni di ottobre del 2026. L’uomo imponeva alla moglie un controllo asfissiante sul denaro e sul telefono, impedendole di lavorare e monitorando ogni spesa.
La situazione è precipitata il 25 luglio scorso, quando il licatese ha scoperto alcune chat sui social tra la moglie e un altro uomo: dopo averla insultata, le ha puntato un coltello alla gola minacciandola di morte («Ti ammazzo») e colpendola con violenti schiaffi.
Nel disperato tentativo di salvare il matrimonio, la coppia si era successivamente trasferita nel Nord Italia per un breve periodo. Anche lontano dalla Sicilia, però, le violenze e gli abusi sessuali sono proseguiti: l’uomo ha continuato a picchiare la quarantottenne e a costringerla a subire rapporti intimi contro la sua volontà.
Stremata dalle continue aggressioni, la vittima ha interrotto la relazione ed è tornata a Licata, dove ha trovato il coraggio di varcare la soglia della caserma dei Carabinieri per sporgere denuncia, dando il via al provvedimento giudiziario.
Rimani aggiornato con le nostre notizie grazie a WhatsApp oppure Leggi qui altre notizie


