«Sull’aeroporto di Agrigento vorrei provare a fare una cosa rivoluzionaria: prima della propaganda, usare la calcolatrice». Esordisce così Alfonso Basile, referente di Futuro Nazionale di Aragona e delegato al programma, nel suo durissimo intervento sulla questione dello scalo agrigentino, tornata nelle ultime settimane prepotentemente al centro del dibattito politico. Basile non contesta l’idea di dotare il territorio di nuove infrastrutture, ma mette sotto accusa il metodo politico che accompagna il progetto: annunciare prima e spiegare i numeri dopo.
La critica alla politica dei rendering. «Nelle scorse settimane abbiamo assistito alla querelle comica tra esponenti politici agrigentini che siedono alla Camera – punge Basile –. Uno rivendica, l’altro replica, uno precisa cosa ha fatto, l’altro ricorda ciò che aveva fatto prima. Sembra che il problema principale sia stabilire chi debba intestarsi politicamente l’aeroporto. Ma prima di dividervi i meriti, non sarebbe opportuno avere l’aeroporto? Se le promesse producessero chilometri di pista, oggi Agrigento avrebbe tre piste. Non sono contrario all’aeroporto, sono contrario alla politica dei rendering di Porta a Porta».
Per l’esponente di Futuro Nazionale, un aeroporto non deve soltanto essere costruito, ma deve funzionare per dodici mesi l’anno. Da qui una serie di interrogativi rimasti senza risposta: «Quanto costerà realmente realizzarlo? Quanto costerà mantenerlo? Qual è il bacino d’utenza e il punto di equilibrio economico? Quali compagnie hanno manifestato interesse concreto? Queste sono le domande di una politica seria, il resto è materiale da campagna elettorale».
Il “copione” elettorale e l’affondo sui candidati all’Ars. Il delegato al programma evidenzia come il tema venga ciclicamente rispolverato a ridosso del voto: «Ne sentivo parlare quando ero ragazzo. Nel frattempo sono cambiati governi, presidenti, deputati e sindaci, ma il copione è lo stesso. Vi credono boccaloni, cari agrigentini. Pensano che basti mettere davanti a voi la parola aeroporto, promettere qualche migliaio di ipotetici posti di lavoro e lasciare che ciascuno immagini un posto per il figlio o il nipote. Questo meccanismo di vendere fumo deve finire».
L’affondo si sposta poi sulle prossime elezioni regionali: «Arriverà il candidato all’Assemblea regionale siciliana a dirci che l’aeroporto è pronto ma c’è un piccolo inghippo burocratico alla Regione, chiedendo il voto per sedere all’Ars e risolverlo. A chi ambisce a poltrone da 12mila euro al mese chiediamo: non diteci quanto siete bravi a promettere, diteci quanto costa, chi paga e chi coprirà le perdite se i passeggeri non arriveranno. Guadagnare certe cifre non autorizza a vendere illusioni».
I paradossi del territorio e il precedente di Porto Empedocle. Basile mette in luce il contrasto tra i grandi annunci e le emergenze quotidiane della provincia: «Da decenni spiegano che costruiremo uno scalo internazionale, ma questo è lo stesso territorio che convive con una gravissima crisi idrica e con infrastrutture fatiscenti. Se la macchina pubblica non risolve i problemi esistenti, perché il cittadino dovrebbe credere ciecamente a un’opera immensamente più complessa?».
Il referente di Futuro Nazionale richiama alla mente anche un altro progetto rimasto sulla carta: «Vi ricordate quando qualcuno si riempiva la bocca parlando del terminal crociere di Porto Empedocle? Grandi navi, passeggeri Msc e Costa pronti a sbarcare. Voi tutte queste navi le avete viste? Perché io non le ho viste. Se l’aeroporto è realmente fattibile, dimostratelo. Pubblicate lo studio completo, i finanziamenti e un cronoprogramma verificabile. Fino ad allora siamo nel territorio dell’iperuranio marziano».
«Fermare la fuga dei nostri figli». L’intervento si chiude con un’amara riflessione generazionale rivolta sia alla classe dirigente sia agli elettori: «Ai politici chiedo una cortesia: questa volta non portateci le parole, portateci le carte. Da decenni ci raccontano degli aerei che partiranno e delle grandi navi a Porto Empedocle. Nel frattempo, però, qualcosa è partito davvero: i vostri figli, i vostri nipoti, i nostri ragazzi. Sono partiti per studiare e lavorare altrove, perché questa provincia non ha saputo offrire loro nulla. E la colpa è di chi ha sempre preferito le illusioni alla realtà. Continuiamo pure a domandarci quando partirà il primo aereo da Agrigento; io comincerei a domandarmi cosa dobbiamo fare perché il prossimo giovane agrigentino non sia costretto a salirci. Questo sarebbe un vero progetto di sviluppo, il resto è solo una promessa in cerca di elettori».
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