La grande protesta contro il caro carburante continua a stringere la Sicilia in una morsa. Da questa mattina, oltre quaranta mezzi pesanti tra camion, tir e trattori stanno occupando le corsie della strada statale 189 Agrigento-Palermo, all’altezza del bivio Tumarrano (in territorio di San Giovanni Gemini).
La mobilitazione, promossa congiuntamente da autotrasportatori e agricoltori delle province di Agrigento e Caltanissetta, sta attuando un filtraggio selettivo: i manifestanti fermano unicamente i veicoli commerciali pesanti, mentre il transito delle automobili private viene regolarmente garantito sotto l’occhio vigile di Polizia, Carabinieri e Vigili Urbani.
Gli effetti del blocco – che sta registrando forti tensioni anche alle barriere degli svincoli di Tremestieri e San Gregorio – si fanno già sentire pesantemente su tutta l’Isola. La distribuzione della merce ha subìto un brusco rallentamento: in quasi tutti i supermercati siciliani iniziano a vedersi i primi scaffali vuoti, con i prodotti freschi particolarmente colpiti dal blocco logistico. A risentire della paralisi dei trasporti è anche l’igiene pubblica, con la raccolta dei rifiuti che si è fermata in numerosi Comuni.
Al presidio del bivio Tumarrano sono scesi in strada anche i rappresentanti delle istituzioni. «Mettendo 600 litri di carburante si affronta una spesa di 1.500 euro: così le imprese non arrivano a fine mese», ha denunciato con forza il sindaco di San Giovanni Gemini, Dino Zimbardo, presente al fianco del primo cittadino di Vallelunga Pratameno e della deputata del Movimento 5 Stelle, Ida Carmina.
Gli autotrasportatori hanno già chiarito che l’andamento dei blocchi dipenderà dalle risposte del governo. Dal canto suo, il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha provato a gettare acqua sul fuoco assicurando un intervento lampo: «Stiamo lavorando al massimo per dare risposte concrete già oggi. I 430 milioni di euro già a bilancio sono disponibili e ci siamo imposti che inizino a essere erogati già da questa settimana, perché molte imprese non possono aspettare».
Salvini ha poi aggiunto che l’esecutivo è pronto a stanziare misure aggiuntive, denunciando però i vincoli comunitari: «C’è più di mezzo miliardo a disposizione per il rinnovo della flotta, ma ci sono normative europee fuori dal mondo che limitano l’allocazione di questi soldi, come per il Marebonus. Siamo in una discussione serrata con Bruxelles». La palla passa adesso ai manifestanti, che decideranno se togliere o mantenere i presidi solo dopo aver valutato l’esito definitivo del confronto con il ministero.
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