
La Corte d’Assise d’Appello di Torino ha confermato l’ergastolo per Giovanni Salamone, il commerciante agrigentino che uccise la moglie Patrizia Russo nella notte del 16 ottobre 2024. I giudici hanno depositato le motivazioni della sentenza, riconoscendo l’aggravante dei futili motivi e negando le attenuanti generiche al 62enne. Infatti, secondo i magistrati, il movente economico legato a un scoperto di 250 euro sul conto corrente dell’imputato rappresenta un mero pretesto per dare sfogo a un impulso criminale.
Patrizia Russo, 53 anni, era una stimata insegnante di sostegno che aveva lavorato presso l’istituto Andrea Camilleri di Favara. La donna è stata uccisa a coltellate nell’abitazione di Solero, piccolo comune dell’Alessandrino, dove la coppia si era trasferita per ragioni professionali della vittima. Inoltre, i figli della donna si sono costituiti parte civile tramite gli avvocati Maria Luisa Butticè e Annamaria Tortorici.
I giudici hanno riconosciuto l’aggravante dei futili motivi in ragione delle stesse dichiarazioni dell’imputato effettuate subito dopo l’omicidio. Secondo la sentenza, la determinazione criminosa è stata indotta da uno stimolo esterno di tale levità e sproporzione rispetto alla gravità del reato da apparire, secondo il comune modo di sentire, assolutamente insufficiente a provocare l’azione criminosa. Pertanto, il motivo rappresenta più un pretesto che una causa determinante dell’evento.
La difesa di Salamone, affidata all’avvocato Salvatore Pennica, non è riuscita a ottenere il riconoscimento di alcuna attenuante. Tuttavia, la Corte ha escluso qualsiasi vizio di mente, ritenendo l’imputato perfettamente capace di intendere e volere. Questo nonostante l’uomo avesse dichiarato nel corso del dibattimento di essere posseduto da Satana e che il padre dell’ex socio gli era apparso in sogno.
Le perizie psichiatriche e l’esclusione dei futili motivi respinta
La consulente del pubblico ministero ha definito le dichiarazioni di Salamone come inverosimili, affermando che non consentono di formulare diagnosi di follia transitoria o blackout. Invece, secondo la perizia, ci si trova davanti a un fenomeno di autolegittimazione tipico negli autori di crimini efferati. Tale comportamento può avere un duplice significato: ricostruire una immagine socialmente accettabile di sé oppure attuare una deliberata strategia difensiva.
Inoltre, la Corte ha confermato l’aggravante dei futili motivi basandosi sulle stesse ammissioni dell’imputato. I giudici hanno spiegato che tale aggravante sussiste quando lo stimolo esterno appare di tale banalità da potersi considerare un mero pretesto per lo sfogo di un impulso violento. Di conseguenza, il movente economico addotto da Salamone non ha trovato alcuna giustificazione agli occhi della Corte.
La Corte d’Assise d’Appello ha negato le attenuanti generiche all’imputato, non riscontrando alcuna ragione tale da renderlo meritevole. Infatti, non è emersa una condotta processuale degna di essere premiata, né una resipiscenza autentica. Perciò, la brutalità del gesto e le sue modalità sono state ritenute elementi tali da non giustificare, per la loro gravità, la concessione richiesta.
I protagonisti del delitto: i futili motivi alla base della tragedia
Giovanni Salamone, 61 anni, era un agricoltore e commerciante di prodotti della terra con la passione per l’ambiente. Da anni era uno degli attivisti impegnato sul fronte di Punta Bianca dell’associazione ambientalista Mareamico. Nel 2020 aveva anche tentato la carriera politica, candidandosi al Consiglio comunale di Agrigento senza successo. Tuttavia, nulla lasciava presagire un epilogo così tragico.
Patrizia Russo, 53 anni, era una stimata insegnante di sostegno molto apprezzata nella comunità favarese. Molti la ricordano per le sue esperienze prima alla scuola media Castagnolo di Agrigento e poi all’istituto Andrea Camilleri di Favara. Amava il suo lavoro, era sorridente e sempre disponibile con colleghi e studenti. La famiglia aveva vissuto momenti felici e di sconforto, ma mai un segnale che potesse lasciar presagire un epilogo così drammatico.
La dinamica del delitto e la confessione ai Carabinieri
Nella notte del 16 ottobre 2024, Salamone ha accoltellato la moglie mentre dormiva nell’abitazione di Solero. Successivamente, l’uomo ha chiamato i Carabinieri confessando il delitto con una frase agghiacciante: ho fatto una sciocchezza. Infatti, la ricostruzione dei fatti ha evidenziato la premeditazione e la brutalità del gesto compiuto dall’imputato.
La sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Torino chiude definitivamente la vicenda giudiziaria, confermando l’ergastolo per Giovanni Salamone. I giudici hanno ribadito che il delitto è stato commesso per futili motivi e senza alcuna giustificazione. Pertanto, la comunità di Favara e quella di Agrigento ricordano con affetto Patrizia Russo, vittima di una violenza incomprensibile che ha lasciato un vuoto incolmabile.
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