E’ stato fissato per il 18 ottobre prossimo davanti ai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Agrigento, il processo a carico di Pasquale Di Stefano, 64 anni, ex impiegato delle Poste di Favara, arrestato nell’ambito di una articolata vicenda di soldi sottratti al suo ufficio e ricatti sessuali di cui sarebbe stato vittima. Distefano, in questo processo, che presenta alcuni elementi di collegamento con la precedente vicenda dei soldi spariti, è accusato di violenza privata e pornografia minorile. “Ti rovino la vita, ti faccio scomparire, distruggo la tua famiglia”. Per queste minacce il 64enne è finito ancora a processo.
Il processo si era aperto nelle scorse settimane davanti ai giudici palermitani con la costituzione di parte civile della ragazzina, ma lo stesso tribunale accogliendo l’eccezione sollevata dall’avvocato Francesco Cioppa, si era dichiarato incompetente per territorio, ed ha trasmesso gli atti alla Procura di Agrigento. Di Stefano, era irreperibile ed è stato scovato in un appartamento di Volklingen, paesino della Germania, al confine con la Francia. Su di lui pendeva un mandato di cattura emesso dal Gip Alessandra Vella, su richiesta del pubblico ministero Chiara Bisso, per aver sottratto oltre 570 mila euro dai libretti e conti correnti dei risparmiatori, che si fidavano di lui.
Una scelta quella di rendersi irreperibile, per sfuggire alle maglie della giustizia, e temendo anche per la sua stessa vita, con possibili ritorsioni da parte delle vittime. Da ricordare le minacce, e gli incendi appiccati alla porta d’ingresso prima, e alla saracinesca del garage poi, della palazzina di proprietà, in via Belluno, nel centro favarese.
La vicenda dell’ex impiegato infedele si è andata ad intrecciare con una ulteriore vicenda estorsiva di cui sono rese protagoniste due persone. E’ stato accertato che una coppia, avendo conosciuto situazioni sconvenienti per la reputazione di Distefano, per delle attenzioni che avrebbe avuto nei confronti di una minorenne, avesse chiesto e ottenuto 250 mila euro, così da pagare il loro “silenzio”.
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